domenica 10 gennaio 2016

Cerimonia della cintura del 9 Gennaio a Roma

9 Gennaio 2016 è una data che non dimenticherò mai, per la prima volta ho assistito alla cerimonia della cintura e le emozioni che avvertito sono state uniche.
Tutti i ragazzi si sono riuniti al Bukoan alle ore 14,30, si poteva avvertire nell'aria una forte tensione da parte di tutti ma anche una certa voglia di mettersi in gioco, la felicità di essere li in quel momento era indescrivibile.
Il mio Suhu da il benvenuto a tutti i presenti e con l'aiuto di tutti gli assistenti comincia a consegnare i test scritti, questa cosa mi ha fatto riflettere molto perché non vengono esaminate soltanto le capacità del praticante ma anche le sue conoscenze, tutto ciò non è da sottovalutare perché questa è una crescita ulteriore sia per chi sta studiando e anche per chi insegna, chi sta studiando si ritrova arricchito di concetti nuovi e chi insegna trova spunto per migliorare il metodo di apprendimento. 


Dopo questa fase mi ritrovo ad assistere la fase di verifica degli studenti, dapprima ci sono gli orientation che devono dimostrare quello che hanno appreso e successivamente tocca alla classe leadership dimostrare le loro capacità.


La tensione è alta però questo non evita ai ragazzi di godersi appieno questo momento, nella serietà di questo momento i ragazzi si divertono e i loro occhi sono la dimostrazione di tutto ciò, è bello condividere questo momento con tutti loro, personalmente pure io volevo fare parte di questo gruppo di esaminandi, anche nel momento in cui Suhu ha commentato la correzione dei test la voglia di far parte di tutti loro non è diminuita.
Dopo un momento di serietà le risate non sono mancate, tutto questo ha rotto la tensione che si era creata e da un ambiente teso si poteva avvertire una certa serenità.
Alla fine arriva il momento più atteso, la consegna dei livelli e delle cinture, ad uno ad uno i ragazzi vengono chiamati e da ognuno di loro si nota una grande gioia di essere li e io insieme a loro sono felice di aver fatto parte a questa cerimonia, non vedo l'ora che venga la nuova cerimonia della cintura per poter rivivere di nuovo queste emozioni.

lunedì 4 gennaio 2016

Liberati dallo Stress pratica Hek Ki Boen Eng Chun

La vita frenetica di tutti i giorni ci impedisce di godere dei piaceri che ci può offrire la vita, questo perché lavorando a ritmi molto intensi torniamo a casa troppo stanchi e stressati.
Per potersi liberare da questa stanchezza accumulata alcuni aspettano il periodo delle vacanze per potersi rilassare e ricaricarsi con energia nuova, però questo periodo di pausa dal lavoro molto spesso risulta troppo corto e si cercano altri modi per ritrovare la serenità, certo ci si può rilassare di fronte al computer o vedendo un bel film, però alla fine la nostra mente non si rilassa mai completamente e anche in questo caso non abbiamo recuperato le energie consumate durante la giornata.
Lo sport è un ottima risposta a questa esigenza e nell'Hek Ki Boen Eng Chun ottenere la pace del corpo e della mente è proprio uno degli obbiettivi principali.
Durante gli addestramenti di HKB ho visto il volto delle persone cambiare e chiedendo sentivo la stessa risposta.
Come ti senti adesso che pratichi HKB?
La risposta che spesso sentivo era la seguente: mi sento più tonico, rilassato e felice.
Avevo trovato una risposta alle tante domande che mi sono sempre fatto come può il Kung Fu cambiare le nostre vite?
Ecco come l'HKB ha cambiato la mia vita, ogni allenamento mi da nuova forza e non devo cercare più un modo per rilassarmi perché dalla pratica di questa bella disciplina avevo trovato il mio tesoro.
 
Ma effettivamente quando facciamo un allenamento HKB su cosa lavoriamo?
Vari sono gli elementi che andiamo a migliorare, come ad esempio: il sistema circolatorio, la respirazione, il sistema muscolare, l'abbandono della rigidità muscolare attraverso la rilassatezza del nostro corpo, ecc...
Oltre a ciò si sviluppano o migliorano talune capacità come: la sopportazione del dolore, cercare il miglioramento in ogni ambito della nostra vita, la coordinazione, la velocità, la resistenza e tanto altro ancora.
In queste poche righe ho scritto taluni aspetti che rendono unico la pratica HKB, se vuoi cambiare anche tu la tua vita unisciti ai nostri allenamenti e scopri insieme noi tutti i vantaggi che puoi trarre dalla pratica di questa disciplina.

lunedì 14 dicembre 2015

Più ore al nostro allenamento

La pratica ci aiuta a migliorare il nostro kung fu però molto spesso le ore di pratica risultano sempre poche, la vita frenetica di tutti i giorni ci impedisce di seguire sempre le due ore di allenamento settimanale e quindi i risultati sembrano sempre molto lontani.

Ecco che nel Gruppo di Studio di Hek Ki Boen Eng Chun del Cilento abbiamo aumentato le ore di allenamento, nella Palestra Perfect Body Club 2 in Via chiusa dei Cerri a Velina il gruppo di studio si riunisce per gli allenamenti sempre due volte la settimana, però ogni giornata dedichiamo due ore di allenamento.

Ebbene si il mercoledì e il venerdì ci sono allenamenti alle 19.00 e alle 20.30 e non finisce qui, ogni domenica ci alleniamo anche al Parco.
I conti si fanno presto, ci sono ben sei ore di allenamento settimanali che si possono sfruttare, non metterti in disparte vieni anche tu ad allenarti con noi ci divertiremo.

martedì 1 dicembre 2015

Seminario Introduttivo - 5 dicembre 2015

Il 5 dicembre 2015 terremo un seminario introduttivo del sistema Hek Ki Boen Eng Chun (Black Flag Wing Chun) condotto dal Capo Istruttore M° Riccardo Di Vito.

 Il seminario si svolgerà nella palestra comunale della Scuola Media M. Sindici, Via Gaeta, 123 - Ceccano (FR), in collaborazione con la nascente "Arte del Benessere A.S.D.", che si occuperà dello sviluppo del gruppo di studio della disciplina a Ceccano, grazie alla guida del capogruppo Danilo Colapietro.

 Su Facebook: https://www.facebook.com/events/1647552218866596/



lunedì 23 novembre 2015

Allenamenti al Parco


Il Gruppo di Studio di Hek Ki Boen Eng Chun si allena anche all'aperto, ogni domenica ci saranno degli allenamenti al Parco.
Questa domenica ci incontreremo a Marina d'Ascea alle ore 14.00 vicino allo Sciabbecco, invitiamo tutti a partecipare ai nostri allenamenti e scoprire da vicino l'Hek Ki Boen Eng Chun. 

Distacco e Buddismo chan

Il Buddismo ha notevolmente influenzato l'Hek Ki Boen  e per meglio comprendere questo aspetto propongo un articolo del mio Suhu Riccardo Di Vito così che sia chiaro questo elemento profondo del Sistema:


Spesso mi viene chiesto se ci sono radici filosofiche nella nostra pratica. Chiaramente sì. Il Buddismo ha profondamente influenzato l’Hek Ki Boen, perché non si tratta solo di un’Arte Marziale che insegna a combattere (in passato ad uccidere), ma di una delle Vie per il perfezionamento spirituale. Non a caso le Arti Marziali Tradizionali Cinesi si svilupparono in un monastero Chan. La vita in un monastero Chan era adattissima per chi voleva praticare seriamente: l’alimentazione era frugale, il sonno solo in quantità strettamente necessaria e su un duro giaciglio, il lavoro e l’allenamento fisico molto pesanti, la disciplina severissima. Erano richiesti puntualità, autocontrollo, sopportazione del caldo, del freddo, del dolore, imperturbabilità di fronte al pericolo ed alla morte.
Il Buddismo Chan insegna a vuotare la mente, a liberarla da ogni idea, da ogni influenza esterna. Si può così arrivare ad uno stato di ricettività totale, che permette di reagire istintivamente al minimo stimolo. Se la mente è libera da ogni pensiero, priva di aggressività o paura, si possono percepire le intenzioni di un avversario ed agire di conseguenza; si può coltivare cioè un sesto senso che permette di prevedere il pericolo e di anticipare le azioni del nemico. 
Se la mente è invece turbata da pensieri o da preoccupazioni d’attacco o di difesa, non è possibile percepire correttamente le intenzioni dell’avversario e si può essere tratti in inganno anche da una banale finta. Il vuoto della mente ed il duro allenamento del corpo permettono di raggiungere l’unità di spirito e di corpo: il corpo (temprato dall’esercizio) non più frenato dalla mente (vuota) è pronto allora a reagire istantaneamente nel modo più efficace e puro agli stimoli. Non vi è più nessun freno fra percezione e reazione; il tempo di reazione è il più breve possibile e la tecnica “perfetta”. Le tecniche “perfette” sono sempre eseguite in maniera inconscia, paradossalmente prima eseguite e poi pensate. 
Come non menzionare gli ideali pacifisti e di non violenza del Buddismo, per cui il fine pratico delle arti marziali non è l’eliminazione dell’avversario, ma l’autodifesa e la protezione dei deboli. Ricordiamoci che per il Buddismo Chan si può sperare di ottenere il “risveglio”, l’illuminazione solo attraverso la concentrazione spirituale e la meditazione e non tramite la conoscenza teorica. Non è una religione (non ricerca infatti l’immortalità, non conosce dèi, non ammette concetti come il peccato o l’anima), ma si può solo considerare un “sistema di vita”. Chi pratica il Buddismo Chan deve educarsi a vedere direttamente dentro di sé, per scoprire la natura intima della realtà, senza l’aiuto dell’intelletto. Per arrivare a ciò sono indispensabili le pratiche della concentrazione mentale e della meditazione. Durante la meditazione bisogna ricercare il vuoto totale dentro sé stessi, bisogna far tacere la voce incessante della mente, bisogna abolire ogni pensiero, ogni emozione. Per mettere sotto controllo l’attività della mente è necessario regolare opportunamente la respirazione.
Scopo della meditazione è quello di consentire all’individuo di entrare a contatto, in maniera totale, con la realtà vera che lo circonda. In ciò consiste l’illuminazione, il “risveglio”. Le cose si vedono allora in maniera completamente diversa, come attraverso un terzo occhio, un occhio spirituale. Questa nuova visione di se stessi e del mondo è intuitiva, supera qualsiasi rappresentazione mentale e non deriva assolutamente dal pensiero o dal ragionamento.
L’illuminato vede le cose dall’interno, un po’ come le vede un grande artista che ha la capacità di rappresentarle condensandone l’intima natura in pochi tratti essenziali. Si può comprendere allora quanto dobbiamo come praticanti di Hek Ki Boen Eng Chun alla scuola Chan, che insegna a non preoccuparsi del passato o del futuro, ma a dare la massima importanza al momento presente che è il solo in cui siamo veramente vivi.
Quando si è in pace con se stessi e non si è preda di cento desideri, preoccupazioni, dubbi, paure e passioni, si può agire in piena libertà e con tutto il proprio essere. Si partecipa allora ad ogni cosa perfettamente “svegli” ed in totale concentrazione. Si gustano le cose senza essere legati ad esse. La mente diventa come uno specchio: è perfettamente lucida, presente e riflette tutto quello che vi è intorno senza che pensieri o preoccupazioni possano interferire. Si impara così ad essere dei “testimoni”, degli “spettatori distaccati”; il pericolo o la morte non fanno più paura: sono riflessi dallo specchio della mente.
Alcune persone sostengono che il fatto che sia un’Arte Marziale dovrebbe avere come scopo il combattimento. In realtà, invece, il primo fine di ogni arte è interno: un pittore dipinge in primo luogo per se stesso. Poi, se vuole, vende e guadagna, ma non è questa la ragione iniziale, anche se ci sono pittori che dipingono solo per vendere i quadri. Bisogna capire, quindi, se l’Arte Marziale sia qualcosa di fine a se stesso o se sia collegata al raggiungimento di uno scopo funzionale: un approccio molto lontano dall’utilitarismo occidentale, interamente centrato sul raggiungimento di un obiettivo.
Il concetto chiave del Buddismo Chan è “senza scopo e senza profitto”: esso indica l’attitudine necessaria per svolgere un’azione impeccabile. Così nel tiro con l’arco lo scopo per cui si incocca la freccia e si tende l’arco non è quello di fare centro, bensì quello di incoccare la freccia nel modo migliore possibile e di tendere l’arco nel modo migliore possibile. E’ l’eccellenza per l’eccellenza. La perfezione fine a se stessa. L’obiettivo (il bersaglio) è qualcosa che viene da sé, come effetto necessario e non cercato. E’ una conseguenza, non la ragione per cui si svolge l’azione.
L’enfasi sul raggiungimento di un obiettivo, al contrario, svalorizza l’azione e – paradossalmente – la rende anche meno efficace. Ne “Lo zen e il tiro con l’arco” il Maestro spiega all’allievo che non riuscirà a far centro finché il suo spirito sarà “là sul bersaglio” e non “lì” dove lui si trova adesso e dove deve agire. Difficile da capire per gli occidentali abituati a giudicare un’azione dai risultati che ottiene. Per molti un combattimento si traduce in “vincere” o “perdere”, mentre lo scopo dell’Arte Marziale in quanto Arte è “combattere in modo impeccabile”, così come lo scopo di un pittore è creare un quadro che traduca su tela la sua ispirazione. Vincere (o vendere il quadro) sono – potremmo dire – effetti collaterali, che si realizzano tanto più quanto meno li si cerca.
Quante volte di un pittore si dice che “è diventato commerciale”, per intendere che la qualità è scaduta proprio perché si è focalizzato sull’obiettivo (il mercato), anziché sul processo fine a se stesso. Da questo punto di vista, dunque, l’Arte Marziale, come ogni Arte, è un mezzo per rendersi eccellenti e per esprimere la propria eccellenza. L’Arte Marziale, rispetto ad altre Arti, ha qualcosa in più, che la rende particolarmente idonea a un percorso di tipo interiore: un lavoro di auto-perfezionamento e di auto-trascendenza che deve vedersela con la paura, il potere, il dolore, l’attaccamento, l’impermanenza e la morte. Quale strumento può essere più idoneo di un’Arte Marziale?

lunedì 16 novembre 2015

Il nostro più grande nemico siamo noi stessi

Uno dei motti più importanti che si sente nelle arti marziali è il seguente: Il tuo più grande nemico sei tu stesso.
Noi stessi siamo il nostro più grande nemico, il nostro ego ci evita di essere obbiettivi su noi stessi e il perfezionamento delle tecniche risulta una meta alquanto difficile da raggiungere, ed ecco che l'aiuto dall'esterno ci risulta fondamentale per far si che ci possiamo completare, per poterci completare dobbiamo prendere piena coscienza di noi attraverso il controllo della nostra mente.

Possiamo indirizzare la nostra mente verso un obbiettivo, però ottenere ciò che vogliamo non è sempre semplice, faccio un esempio pratico: Ci siamo prefissati come obbiettivo studiare per il giorno dopo, però in quel momento decidiamo di dare una occhiata veloce alla televisione prima di cominciare a studiare, accendendo la televisione troviamo quel telefilm che ci piace tanto e guardiamo l'episodio che ci interessa, la nostra attenzione si è spostata dal nostro obbiettivo, abbiamo perso tempo e non siamo riusciti ad ottenere ciò che volevamo.
Dei pensieri vagabondi hanno attirato la nostra attenzione e siamo stati trascinati da qualcosa che  non ci interessava, abbiamo messo la nostra precedente meta nel dimenticatoio e ci siamo creati un nuovo obbiettivo, però la parola scegliere non è opportuna in questo caso, in quanto siamo stati attirati da qualcosa di nuovo che ci attirava di più.
Tutto questo significa che non abbiamo il pieno controllo della nostra mente, la prima distrazione ci induce a seguire altro.

Allora per raggiungere appieno il nostro obbiettivo ci dobbiamo concentrare, ma questo non deve essere un esercizio saltuario, dobbiamo allenare la nostra concentrazione quotidianamente e ci dobbiamo concentrare verso l'interno.
Se ci concentriamo verso l'esterno può succedere che qualcos'altro ci fa cambiare interesse ma se manteniamo costantemente la nostra attenzione dentro di noi sarà più difficile che saremo attirati da qualcos'altro.
Quando sapremmo condurre la mente dove vogliamo noi avremmo raggiunto il nostro traguardo e non ci dovremo più sforzare a non farci più influenzare da cause esterne, poiché tutto questo diventa un processo naturale dentro di noi.
Così facendo avremo lavorato su di noi e può succedere che una persona arrogante cambia, diventa umile e più riflessiva, così facendo cercheremo sempre l'errore e i miglioramenti saranno sempre costanti e in questa perfezione continua di noi stessi avremmo assottigliato il nostro ego, quel nemico da grande che era si è trasformato ed è diventato piccolo e noi avremo più spazio per noi stessi.