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lunedì 27 febbraio 2017

Affrontiamo insieme il bullismo,il Black Flag Wing Chun non ci lascia soli


Il rispetto è un sentimento che sta alla base di ogni società e le nostre azioni devono rispecchiare tutto ciò, quello che facciamo ogni giorno non deve rovinare in alcun modo l'armonia degli altri, quindi le nostre azioni mosse da un rispetto reciproco ci aiutano a portare l'armonia nella nostra Comunità.
Ma non sempre questo succede e persone che sono diverse rispetto ad altre molto spesso vengono messe in un angolo invece che essere apprezzate per la loro unicità, è in questo caso che il Bullismo riesce a radicare il dubbio nel cuore della gente e la paura accompagna le loro giornate.
 
Il fenomeno del Bullismo è un comportamento sociale che sfocia in minacce di carattere fisico, psicologico o verbale nei confronti di persone incapaci di difendersi o che rappresentano un bersaglio più facile da molestare; Molto spesso si sente parlare di Bullismo, ed è sopratutto fra i più giovani che fa le sue vittime e in particolare all'interno della Scuola si sente parlare di queste vicende deleterie che minano la sicurezza della persona.
La sicurezza è un pilastro che ci da una mano tutti i giorni e non ne possiamo fare a meno, la fiducia che abbiamo verso noi stessi ci aiuta ad affrontare la vita e perseverare nonostante i fallimenti, rinunciare a ciò che siamo intacca la nostra fiducia e scordarcelo ci fa vacillare, invece noi dobbiamo essere un po' come gli alberi, essi hanno messo radici forti nel terreno e nonostante le intemperie e le avversità si piegano per poi rialzarsi.
Il Bullismo crea uno stato di insicurezza che entrambe le parti ne soffrono,da un lato abbiamo il Bullo che si impone sulla vittima e il più delle volte si trova in una situazione familiare non equilibrata, ove il ragazzo non avendo una guida è lasciato in balia a se stesso, come una barca alla deriva segue il movimento delle onde così il giovane è lasciato da solo ad affrontare la vita, il ragazzo si vuole liberare al più presto di questa situazione e spesso lo ottiene a discapito degli altri.
 
Dall'altro lato abbiamo la vittima che subisce queste vessazioni e non ha il coraggio di parlare con nessuno, tanto meno i genitori non sanno quello che succede e il ragazzo si rinchiude, come un riccio, nel suo silenzio per proteggersi dal mondo esterno, i valori che animavano in origine il giovane cominciano a vacillare e ritrovare la luce in questa galleria buia sembra una impresa ardua.

Quando sentiamo parlare di queste situazioni come prima cosa pensiamo di lavorare sulla fiducia della persona, cioè aumentare la propria autostima e la fiducia verso il prossimo.
La mia fiducia l'ho riposta nell'Hek Ki Boen Eng Chun e come me altri hanno fatto la stessa cosa, non si comincia sempre per lo stesso motivo, ognuno di noi ha la sua storia ed è affascinante come si può trovare il nostro angolo felice attraverso la pratica di questa arte marziale.

Realizzarsi attraverso l'Hek Ki Boen Eng Chun significa lavorare su noi stessi, ricordare le storie di questi ragazzi mi fa tornare indietro nel tempo, tutti abbiamo avuto dubbi però ormai questi sono un ricordo del passato e nel nostro presente stiamo lavorando per migliorare, la nostra fiducia è un fuoco vivo e ci sentiamo meglio rispetto a come eravamo prima, è questo uno dei tanti obbiettivi che un praticante si premette di voler raggiungere, l'equilibrio psicofisico e mentale.

Ma a volte o perché non c'è la voglia di voler uscire dalla realtà in cui viviamo oppure perché crediamo che non abbiamo bisogno di essere aiutati non cambiamo.
Quando si entra in una classe di Kung Fu avvertiamo un clima più sereno che guida i praticanti, all'interno si va a formare una vera e propria famiglia marziale ove nessuno ha un legame di sangue con l'altro, il Maestro o come lo chiamiamo noi Suhu (Padre) o il Suheng (Fratello Maggiore) ci guiderà verso l'obbiettivo e nessuno verrà messo da parte, la voglia di voler competere sull'altro non esiste, vogliamo essere migliori rispetto al giorno che è passato e riconosciamo nell'ego il nostro più grande avversario, in questa famiglia allargata ognuno aiuta l'altro e quando siamo in difficoltà il nostro compagno può essere un valido aiuto per affrontare meglio le difficoltà della vita.
Di sicuro molti si chiederanno ma una disciplina come questa ci può dare una mano contro il Bullismo?

Si perché l'Hek Ki Boen Eng Chun può essere uno dei vari strumenti che possiamo avere a nostra disposizione per affrontare il problema.
Praticando impariamo che non siamo soli e i problemi più duri si affrontano insieme, nessuno tanto meno il praticante più esperto ha il diritto di deridere il meno capace perché siamo uguali e tutti abbiamo le stesse possibilità di crescita, la disciplina guida le nostre azioni e anche l'animo più turbolento cambia relazionandosi con gli altri non più con atteggiamenti aggressivi ma pacifici, abbiamo una guida che ci aiuta a trovare la nostra strada e dove prima regnavano dubbi e incertezze ora c'è la sicurezza che ci guida e possiamo goderci il viaggio che ci attende.
Per tutte le ragioni che ho esposto sopra il Black Flag Wing Chun ci può aiutare a risolvere il problema, ora bisogna fare il passo e scegliere di cambiare, se nel fare questo si decide di entrar a far parte di questa piccola grande famiglia io sarò ben felice di aiutare chiunque.

domenica 11 settembre 2016

Dolori alla schiena? No grazie io preferisco HKB

Una capacità non è qualcosa che ci appartiene, col tempo i nostri sforzi ci hanno premiato facendoci raggiungere il traguardo agognato, il fatto che ogni giorno camminiamo ci sembra una cosa naturale ma non è stato sempre così anzi anche questo è il frutto dei nostri sforzi, quando camminiamo avere una corretta postura è essenziale, infatti quando la nostra schiena non è sbilanciata il peso del corpo è distribuito bene e non barcolliamo né in avanti né in dietro, cosa che naturalmente ci può creare dei fastidi.

 
Uno dei nostri più preziosi alleati nel raggiungimento di un obbiettivo è il tempo, non si ottiene nulla senza impegno e cosa ancora più importante nulla si ottiene all'improvviso, anche noi siamo il risultato del tempo che è trascorso o per meglio dire col passare del tempo ci siamo evoluti con lo scopo di adattarci all'ambiante in cui viviamo al fine di semplificare il modo in cui viviamo.
L'evoluzione ha cambiato la nostra struttura corporea, ci siamo adattati a muoverci usando solo due dei quattro arti arti che abbiamo a disposizione e la nostra schiena è un esempio di questo cambiamento.
Il bipedismo ci ha portato dei benefici tra i quali ricordiamo: vedere più lontano, eseguire altre azioni mentre camminiamo, l’accelerazione nella maturazione dei processi psicologici ecc..
Noi siamo cambiati e anche la schiena ha seguito il nostro stesso percorso, essa ha assunto la particolare forma a esse la quale svolge delle importanti funzioni:
  • consente la stabilità del corpo
  • sostiene la testa, le spalle e gli arti superiori
  • protegge il midollo spinale
  • favorisce la mobilità e gli spostamenti del tronco
  • funge da ammortizzatore, capace di assorbire carichi e forze grazie alla sua flessibilità ed elasticità
  • garantisce l’equilibrio durante la fase motoria.
La colonna vertebrale, vista di lato, presenta quattro curve chiamate rispettivamente: lordosi cervicale, cifosi dorsale, lordosi lombare, cifosi sacrale. La lordosi è una curvatura fisiologica che presenta una concavità posteriore. La cifosi è una curvatura a concavità anteriore. Sono proprio queste quattro curve alternate, che permettono l’elasticità e la solidità della colonna.




La schiena espleta alcune tra le più importanti funzioni per il naturale svolgimento della vita di tutti i giorni, abitudini sbagliate e altre cause possono alterare la naturale curvatura della nostra schiena e tutto questo può provocare: ipercifosi, iperlordosi, scoliosi.
Tutto questo può essere accompagnato da forti dolori che possono farci vivere male le nostre giornate, nel momento in cui sorge il problema tocca a noi risolverlo per evitare che il problema diventi cronico.
Non sempre facciamo qualcosa che ha come scopo farci stare bene, un po' per noia un po' per altro rimandiamo il problema, però si può unire l'utile col dilettevole, il fine di ogni allenamento HKB è di natura pratica infatti passiamo delle ore ad allenarci per migliorare i nostri movimenti, oltre a impegnarci in qualcosa che ci piace miglioriamo inconsapevolmente lo stato della nostra salute e del nostro animo.
Ma tutto questo come succede?
Nell'Hek Ki Boen Eng Chun esercizi e principi cooperano al fine di aiutare allo studente ad apprendere il Sistema, stare in piedi e muoversi sembra qualcosa di semplicissimo ma quando si inizia si riparte da zero.
Quando cominciamo l'addestramento si impara appunto questa gestione del proprio corpo, le posizioni sono un esercizio molto importante per apprendere una corretta postura.

 
Nella Nji Ci Bhok Yang Bhe teniamo ben saldi i nostri piedi per terra e portiamo in avanti le nostre braccia, con questa posizione evitiamo di portare il peso del nostro corpo troppo in avanti o in dietro e di conseguenza ci alleniamo per avere sempre una corretta postura, anche se ci abbassiamo mentre facciamo questa posizione la nostra schiena rimane allineata sempre allo stesso modo e tutto questo diventa una abitudine costante che manteniamo sempre, sia che ci alleniamo o no.
Mantenere l'equilibrio quando ci spostiamo risulta importante, infatti essa è capacità di percepire e adattare il movimento del proprio c rispetto alla forza di gravità e altre forze esterne, il nostro corpo sta sempre bilanciato e l'alterazione di questo stato ci può far spostare eccessivamente in avanti o indietro e quando capita cosa succede?
Se siamo troppo in avanti possiamo essere un facile bersaglio per il nostro avversario, ma anche se siamo troppo in dietro perché basta un semplice tocco per farci cadere a terra.
Nel nostro allenamento alleniamo l'equilibrio e quando siamo in equilibrio siamo ben saldi per terra e quindi siamo stabili, il nostro baricentro è ben protetto da forze esterne che vogliono far cadere, ma la stabilità da sola non basta perché dobbiamo essere flessibili ad adattarci in base a quello che ci capita. 
Nell'HKB mobilità e stabilità risultano importanti in ugual misura per il mantenimento costante della nostra postura, quando facciamo Yang Cin Po o Yang Tui Po seguiamo o ci facciamo seguire dall'avversario e i principi che abbiamo studiato troveranno la loro applicazione pratica e tutto ciò darà a noi quella quel vantaggio di muoverci al cambiare dei movimenti del nostro avversario.
Nel momento in cui eseguiamo i passi e non pensiamo a cosa dobbiamo fare siamo entrati in una fase più alta del nostro Kung Fu, abbiamo dimenticato quello che abbiamo imparato.
Voglio spiegarmi bene, non abbiamo buttato via tutto quello che abbiamo imparato, siamo passati da uno zaino più pesante a uno più leggero, all'inizio tutto quello che facevamo ci risultava difficile da fare ma col passare del tempo tutto diventa più semplice perché non ci pensiamo più a come dover fare, ora mai è diventata parte di noi e nessuno potrà mai toglierci qualcosa che ormai ci appartiene.
 

Adesso possiamo godere dei frutti del nostro lavoro, insieme ad esso possiamo cominciare a stare bene e finché la pratica ci accompagnerà nella nostra vita non ci sarà problema troppo grande da risolvere.

domenica 4 settembre 2016

Si riparte: Il Wing Chun della Loggia della Bandiera Nera approda ad Agropoli

Un nuova stagione è alle porte, si riparte con nuovi allenamenti e con essa ricominceranno i giorni di pratica con vecchi e nuovi amici.
Questo è un anno molto importante perché abbiamo trasferito il luogo degli allenamenti del Gruppo di Studio di HKB da Casal Velino ad Agropoli, vogliamo dare l'opportunità a sempre più persone di poter apprendere il Wing chun della Loggia della Bandiera Nera.

 
Sono state dette già tante cose sull'HKB ma cosa viene fatto durante un allenamento HKB si sa ben poco ecco che oggi mi voglio soffermare a parlare proprio di questo al fine di chiarire i dubbi e dare modo al lettore di capire meglio la disciplina e mostrare cosa l'HKB può offrire a ognuno di noi.
Il primo step dell'allenamento HKB si chiama ORIENTATION PROGRAM, nell'Orientation Program si apprendo le basi del Sistema HKB, ritengo questa parte molto importante in quanto lo studente esegue i primi passi e trova un programma bene preciso che nel corso del tempo lo aiuta a progredire sempre più.
Per prima cosa si parte con la fase di riscaldamento, si fanno dei giri di corsa e nel contempo alleniamo anche la parte superiore del corpo, dopo questa fase si prosegue con esercizi un po più tecnici: passi col compagno, l'utilizzo delle tecniche di gambe abbinate a una tecnica di braccia, la Nji Ci Bhok Yang Bhe (la posizione dell'HKB dell'ideogramma due, che trattiene lo Yang) e la camminata abbinata con delle tecniche Im o Yang per allenare e migliorare il nostro Distacco.

 
Il Distacco uno dei concetti più importanti del Sistema HKB, infatti più che essere armoniosi e coordinati scegliamo di scollegare le varie parti del corpo, ora il nostro corpo si è riscaldato e siamo pronti ad affrontare il nostro addestramento.
Difesa dal pugno diretto, jab, montante, calcio frontale e calcio basso sono gli argomenti che si susseguono durante le settimane di esercitazione, questa però è solo una parte del nostro allenamento infatti non c'è qualcosa più importante di un altra tutti gli esercizi sono importanti allo stesso modo e ognuno di essi ci aiuta a farci prendere coscienza delle nostre abilità e quindi ci migliora dall'interno.
Per gustarci tutto il sapore di un frutto non dobbiamo avere fretta è importante aspettare che sia maturo, infatti un frutto acerbo non può appagarci, a tal proposito dobbiamo aspettare per gustare i risultati del nostro addestramento, ma quali possono essere i risultati dei nostri sforzi?
Il Wing Chun della Loggia della Bandiera Nera ci può aiutare nella vita di tutti i giorni, all'inizio i nostri muscoli sono contratti e rigidi e la nostra mente entra in ansia quando ci troviamo a far fronte a un problema, tutto questo con la pratica cambia: i nostri muscoli sono più rilassati e anche la nostra mente lo è e in assenza di stress quando ci capita un inconveniente invece che preoccuparci o disperarci non ci buttiamo giù e affrontiamo tutto ciò che viene col sorriso.
Tutto quello che si allena ha un fine pratico infatti abbiamo esercizi di vario tipo che hanno appunto uno scopo ben preciso: abbiamo il gioco di gambe che ci aiuta ad acquisire un'ottima posizione di combattimento e a reagire senza farci preoccupare più di tanto di quello che ci capita davanti, abbiamo lo studio delle posizioni, questo ci aiuta ad assumere una migliore postura e prendere una confidenza migliore coi nostri movimenti, abbiamo gli esercizi coi colpitori che ci aiutano a scaricare tutto il peso e lasciare corpo e arti rilassati, la nostra energia è importante e non la sprechiamo, respiro e capacità polmonare migliorano e la pratica HKB è anche una ottima attività brucia-grassi. 


La gestione dell'energia è molto importante infatti ricordiamo l'Hoat Keng (trasferimento d'energia d'impulso) mantenendo i muscoli rilassati si sprigiona una energia abbastanza violenta a contatto, il Pei Keng (pressare l'energia) si percepisce e si ascolta tutto quello che entra in contatto con noi al fine di poter pressare l'energia dell'avversario.
Questo ultimo elemento é di grande importanza nell'esecuzione del Niam Jiu (chi sao ''mani appiccicose'' della famiglia HKB) infatti già dai primi giorni la pratica di questo esercizio è importante, che appunto all'inizio si fa solo con un braccio.
Vi è un uso principale delle tecniche di braccia però ci alleniamo anche nei calci, tre ma devastanti, allenare la tecnica di sicuro è importante ma lo è anche testare quello che abbiamo imparato, questo è appunto lo scopo delle sfide di abilità, difenderci da un attacco con una delle tecniche che abbiamo allenato.
Nel tempo si acquisiscono delle nuove abilità e un altra capacità molto importante è di sicuro non farci trovare impreparati dall'iniziativa dell'avversario, anche quando ci ci vogliono afferrare al polso, a entrambi i polsi, al petto e al collo abbiamo un strumento utile per non farci trovare impreparati.
Scegliere di seguire un nuovo percorso non è facile, ecco che aiutare una persona a capire cosa può offrire una determinata disciplina è importante e in queste righe ho voluto appunto far capire a ognuno tutto questo.

domenica 5 giugno 2016

Non lanciamoci sull'avversario, aspettiamo

La distanza è un elemento di grande importanza e in uno scontro può favorire un lottatore rispetto all'altro.
A questo proposito si parla di distanza: lunga, media e corta.
Quando lo spazio che divide i due atleti è minimo avremo una corta distanza, uno spazio maggiore ci da una distanza media e infine quando lo spazio che divide i due atleti è considerevole avremo una lunga distanza.
 
Quale di queste tre si utilizza dipende dall'atleta, non esiste una distanza migliore rispetto un altra, però si può dire che ognuno di noi si può trovare a proprio agio con una in particolare, però l'abituarsi a qualcosa in particolare può limitare il nostro stile di combattimento.
Faccio un esempio, se siamo abituati a combattere a corta distanza e ci troviamo di fronte un avversario che è bravo a prendere una lunga distanza ci ritroveremo in difficoltà, questo perché faremo di tutto per tenerlo il più possibile vicino a noi e consumeremo un sacco di energie soltanto per mantenerci in una zona di comfort.
Il vero problema è uno in particolare, il voler cercare a tutti i costi il nostro avversario, questo perché non sapremo mai chi ci possiamo trovare di fronte e se capita che ci scontriamo con un atleta più veloce o più forte rispetto noi rischiamo di andare incontro al pugno senza badare alla nostra incolumità.
 
Il voler colpire a tutti i costi non è di sicuro la strategia migliore, questo perché non possiamo competere con chi è più preparato di noi sia a livello di potenza che velocità, ci sarà sempre qualcuno più forte di noi e quindi sapendo che in uno scontro forza contro forza vince quello più forte, dobbiamo giocare d'astuzia.
Di sicuro sappiamo che se ci buttiamo sul nostro avversario non concludiamo niente perché niente ci può mettere al sicuro da una raffica di pugni, è vero se siamo allenati possiamo intercettare i pugni ma alla fine qualcuno entrerà e ci colpirà e a lungo andare questo ci sfiancherà.

 
Ma anche mantenerci a distanza non serve a niente, è vero che ci posizioniamo in una zona di sicurezza e non veniamo colpiti, ma così facendo non stiamo ne vincendo ne perdendo, stiamo solo perdendo tempo.
Non sapendo chi abbiamo di fronte e come possa muoversi abbiamo solo una unica opzione:
Aspettare il momento giusto per contrattaccare e chiudere lo scontro nel minor tempo possibile, la nostra energia è preziosa e non possiamo sprecarla perché alla fine si esaurisce,attacco e difesa si fondono insieme al fine di ottenere la massima efficienza in un solo movimento.
Tutto questo ci aiuterà di molto e in questo caso vedremo come i nostri movimenti si adegueranno a quelli dell'avversario, come l'acqua che non ha forma può assumere qualsiasi forma, anche noi sfrutteremo la non forma contro la struttura dell'avversario.

mercoledì 4 maggio 2016

Non cercare di colpire il tuo bersaglio, lancia la mano per centrare il tuo obbiettivo

Di sicuro molte persone si stanno chiedendo, ma l'HKB cosa ha di diverso rispetto ad altre arti marziali?
La gestione dello spazio, il relazionarsi in maniera diversa con il proprio avversario sono elementi unici che caratterizzano il Sistema HKB.


Partiamo da un concetto molto importante, cioè la differenza tra sport da combattimento e Arte Marziale Tradizionale, in uno sport da combattimento abbiamo due avversari i quali entrambi indossano i guanti e hanno come obiettivo principale la vittoria sull'altro o mettendolo a tappeto oppure grazie a una valutazione ai punti che viene assegnata dai giudici, mentre in una Arte Marziale Tradizionale lo scopo è rendere innocuo l'avversario usando al meglio le proprie capacità e in questo contesto molto probabilmente entrambi lotteranno a mani nude.
Entrambe le discipline hanno differenze e punti in comune, da una parte vedremo che l'atleta sportivo appunto segue delle regole per ottenere la vittoria

sull'altro mentre in un contesto
non sportivo si usa di tutto per rendere inoffensivo il nostro avversario.
Comunque sia, sia l'atleta sportivo sia l'artista marziale rischiano la propria integrità fisica per ottenere la vittoria, infatti vedremo che un lottatore: si sbilancia, porta in avanti il proprio corpo, si allunga affinché si possa trovare in una situazione dove può dare un pugno vincente.
Portare in avanti il proprio corpo non è sempre la soluzione migliore, per poter dare un pugno dobbiamo allungare il nostro arto e di conseguenza portiamo in avanti il nostro corpo però questo tattica è una arma a doppio taglio, poiché funziona se siamo veloci.


Se i nostri riflessi e movimenti sono più lenti rispetto a quelli dell'avversario ci mettiamo in trappola noi stessi perché ci mettiamo in una zona di pericolo dove rischiamo di ricevere un pugno da chi ci sta di fronte.
Cercare a tutti costi di colpire l'avversario non è una tattica che si usa nell'HKB, anzi a noi non ci interessa far male, a questo proposito voglio sottolineare che in questo sistema ci distacchiamo dal desiderio voler colpire anche per evitare di farci male da soli, allora cosa si dovrebbe fare?
Quando arriva l'attacco la nostra mano va in avanti ed esegue la tecnica, occupiamo quello spazio vitale che c'è fra me e l'avversario e se l'avversario si avvicina troppo è lui a rischiare non più io.
Siamo passati da una situazione di stallo per noi a una possibilità di risolvere lo scontro con minor tensione e senza rischiare troppo.

domenica 24 aprile 2016

Non tutti siamo artisti marziali ma tutti possiamo diventarlo

Varie possono essere le ragioni che ci possono far venire voglia di cominciare un percorso marziale, tutti hanno visto i film di Bruce Lee i quali hanno reso il kung fu famoso in tutto il mondo, ma pochi hanno deciso 


di intraprendere questo nuovo cammino che porta al raggiungimento di nuove abilità e che ci permettono di avere una maggiore consapevolezza di noi stessi e degli altri.
Il kung fu è una lotta continua con noi stessi per la conquista di queste abilità speciali, a primo avviso si può pensare al marzialista come un appassionato della disciplina, però questo desiderio può sbocciare in qualsiasi momento.
Lo scopo che portano i vari praticanti a cominciare possono essere di varia natura: ecco che abbiamo coloro che cominciano perché vogliono fare qualcosa di diverso dal solito, coloro che vogliono muoversi, coloro che si vogliono rilassare, coloro che

vogliono allontanarsi dalla realtà per immergersi nella pratica e dimenticare i propri problemi, ecc...
Abbiamo alla fine persone di vario tipo e ognuno dei quali può raccontare una storia diversa, ma ognuno di loro ha una cosa in comune, l'amore che ha nei confronti della disciplina.
In questo mare di emozioni vi è un flusso continuo di persone che ogni giorno si allenano con l'obbiettivo di portarsi sempre più avanti nel loro cammino, anche se lo scopo iniziale è diverso tutti alla fine vogliono raggiungere la stessa meta, la cintura nera.
Non ci sono requisiti specifici per la pratica del kung fu, ognuno di noi può raggiungere lo scopo, infatti nella famiglia HKB abbiamo un detto: una cintura nera è una cintura bianca che non si arrende mai.
Nessuno nasce che già sa tutto bisogna conquistare col duro lavoro il livello che si vuole ottenere, ecco perché non tutti siamo artisti marziali ma tutti possiamo diventarlo.


Come non tutti nascono che sanno già tutto allo stesso modo non tutti partono con lo stesso entusiasmo, cioè la passione come ho detto prima può nascere col tempo, succederà che troveremo delle persone che all'inizio non sembravano adatte alla pratica, ma alla fine dentro di loro nasce il seme della passione e questo permetterà loro di raggiungere un certo obbiettivo in maniera più rapida rispetto ad altri, questo entusiasmo alimenterà il loro animo e questa sete di conoscenza sarà un buon ingrediente per dare un'accelerata alla conquista dell'obbiettivo.
Non è un cammino facile ma ognuno sa che può essere un valido aiuto per l'altro, con questa collaborazione continua si instaura un ambiente sereno all'interno del gruppo e se anche fuori c'è qualcosa che non va l'HKB darà un grosso aiuto per superare i problemi di tutti i giorni e mantenere sempre constante l'armonia dentro di noi.

domenica 3 aprile 2016

La formazione continua


Sono appena passati tre giorni fantastici di duro lavoro all'interno del Bukoan del mio Suhu Riccardo Di Vito, esperienza sempre molto formativa per lo sviluppo delle proprie capacità.
 
Non accontentarsi mai spingere sempre di più per migliorarsi è di sicuro uno degli insegnamenti più importanti che mi ha trasmesso il mio Suhu, ecco che in ogni allenamento non mi risparmio mai e do il massimo per poter arrivare sempre più vicino al mio obbiettivo.
L'accoglienza all'interno del Bukoan è sempre squisita sia da parte del mio Maestro e di tutti gli altri fratelli della famiglia Hek Ki Boen, anche se mi trovo lontano dal mio luogo di origine la mia famiglia marziale mi fa sentire a casa.

Gli argomenti trattati sono stati numerosi, come numerose sono le ore che sono a disposizione nell'accademia, si comincia dalla mattina per finire alla sera con lezioni della classe orientation e leadership piene di contenuti.
Durante il mio periodo di permanenza abbiamo analizzato alcune tecniche contenute nella Siauw Liam Dou le quali sono utili per difenderci da attacchi provenienti da diverse direzioni (attacchi da pugno, diretto, ganci, ganci bassi, montanti, ecc..)

Parlando di difesa dagli attacchi dell'avversario non si può non parlare dello Sparring, infatti in questa ottica abbiamo visto come gestire lo spazio tra noi e l'avversario, lo studio della combinazione uno due ci ha fatto capire che bisogna bloccare l'iniziativa dell'avversario già dal primo attacco e che bisogna sfruttare la propria energia d'impulso al fine di ridurre al minimo ogni possibilità di contrattacco dell'avversario.

Per sfruttare a meglio la propria energia è di sicuro essenziale usare bene il proprio gioco di gambe per trovarsi nell'angolo giusto e quindi di dirigere il combattimento dove vogliamo noi, per quanto riguarda l'Hoat Keng si è visto come incrementare l'energia sfruttando al meglio il lavoro interno che anche senza l'ausilio del terreno ci permette di sprigionare una energia abbastanza violenta.

A conclusione di questi bellissimi giorni passati dal mio Suhu Riccardo Di Vito posso dire che non vedo l'ora di ritornare per poter usufruire di quella ricchezza che solo il mio Maestro mi può dare,
pensando al passato mi meraviglio di oggi perché mai avrei potuto immaginare che in così poco tempo potevo migliorare così tanto.
Invito chiunque voglia cominciare un percorso per far diventare la propria passione un lavoro a contattare il mio Suhu, lui sarà ben felice di aiutare se la persona che ha di fronte si vuole mettere in gioco per raggiungere i propri sogni.

domenica 14 febbraio 2016

Fai della tua esperienza il tuo tesoro

Durante i nostri allenamenti accumulare esperienza ci aiuta nel nostro cammino marziale, ma perché è così importante.
La prima cosa che ci viene in mente e che grazie alla pratica costante la disciplina migliora e assieme a essa miglioriamo anche noi, è impensabile concentrarci molto sulla teoria e tralasciare la pratica, noi siamo un risultato che abbiamo ottenuto nel tempo durante le ore di pratica.
Non possiamo tralasciare la pratica proprio perché senza allenamento le nostre capacità non miglioreranno, allora ecco che ritorna questa frase: fai dell'esperienza il tuo tesoro.
Questa è una prima spiegazione di questa frase, ma non ci possiamo limitare solo a questo.
L'arte marziale è nata da una necessità di difendersi sul serio da un pericolo che incombe su di noi, dopo secoli di sviluppo questa necessità di difendersi è rimasta ancora attuale e anche l'arte marziale nel corso del tempo è cambiata cercando di perfezionarsi sempre più.

Il carattere di rispetto che infonde nei suoi studenti non è cambiato e tale attenzione che si prova nei confronti del maestro rappresenta una vera è propria devozione che induce a credere agli allievi in tutto quello che esce dalla bocca del proprio mentore.
E' molto importante scegliere un buon maestro e una volta fatta la propria scelta è necessario affidare a lui tutta la nostra fiducia, ma in realtà che caratteristiche deve avere un bravo mentore?
Deve essere una guida e questo presuppone che ci deve mostrare il cammino, questo non significa soltanto deve dare la spiegazione di un esercizio e spetta a noi scegliere o meno di seguire quello che dice, significa anche che deve dare la possibilità senza alcuna restrizione di testare quello che lo studente ha imparato.
Un buon insegnamento è universale e quello che apprendiamo deve essere funzionale a tutti, testando l'insegnamento possiamo provare l'efficacia e la funzionalità della disciplina.
Ecco la seconda spiegazione alla frase fare dell'esperienza il proprio tesoro.
Ecco chi ti vuole bene non ti tiene legato ma ti incita a essere libero di provare quello che vuoi, senza questa libertà non c'è sviluppo e senza fiducia piano piano le persone che avrai intorno a te cercheranno un altra via che potrebbe essere diversa dalla tua.

lunedì 4 gennaio 2016

Liberati dallo Stress pratica Hek Ki Boen Eng Chun

La vita frenetica di tutti i giorni ci impedisce di godere dei piaceri che ci può offrire la vita, questo perché lavorando a ritmi molto intensi torniamo a casa troppo stanchi e stressati.
Per potersi liberare da questa stanchezza accumulata alcuni aspettano il periodo delle vacanze per potersi rilassare e ricaricarsi con energia nuova, però questo periodo di pausa dal lavoro molto spesso risulta troppo corto e si cercano altri modi per ritrovare la serenità, certo ci si può rilassare di fronte al computer o vedendo un bel film, però alla fine la nostra mente non si rilassa mai completamente e anche in questo caso non abbiamo recuperato le energie consumate durante la giornata.
Lo sport è un ottima risposta a questa esigenza e nell'Hek Ki Boen Eng Chun ottenere la pace del corpo e della mente è proprio uno degli obbiettivi principali.
Durante gli addestramenti di HKB ho visto il volto delle persone cambiare e chiedendo sentivo la stessa risposta.
Come ti senti adesso che pratichi HKB?
La risposta che spesso sentivo era la seguente: mi sento più tonico, rilassato e felice.
Avevo trovato una risposta alle tante domande che mi sono sempre fatto come può il Kung Fu cambiare le nostre vite?
Ecco come l'HKB ha cambiato la mia vita, ogni allenamento mi da nuova forza e non devo cercare più un modo per rilassarmi perché dalla pratica di questa bella disciplina avevo trovato il mio tesoro.
 
Ma effettivamente quando facciamo un allenamento HKB su cosa lavoriamo?
Vari sono gli elementi che andiamo a migliorare, come ad esempio: il sistema circolatorio, la respirazione, il sistema muscolare, l'abbandono della rigidità muscolare attraverso la rilassatezza del nostro corpo, ecc...
Oltre a ciò si sviluppano o migliorano talune capacità come: la sopportazione del dolore, cercare il miglioramento in ogni ambito della nostra vita, la coordinazione, la velocità, la resistenza e tanto altro ancora.
In queste poche righe ho scritto taluni aspetti che rendono unico la pratica HKB, se vuoi cambiare anche tu la tua vita unisciti ai nostri allenamenti e scopri insieme noi tutti i vantaggi che puoi trarre dalla pratica di questa disciplina.

lunedì 14 dicembre 2015

Più ore al nostro allenamento

La pratica ci aiuta a migliorare il nostro kung fu però molto spesso le ore di pratica risultano sempre poche, la vita frenetica di tutti i giorni ci impedisce di seguire sempre le due ore di allenamento settimanale e quindi i risultati sembrano sempre molto lontani.

Ecco che nel Gruppo di Studio di Hek Ki Boen Eng Chun del Cilento abbiamo aumentato le ore di allenamento, nella Palestra Perfect Body Club 2 in Via chiusa dei Cerri a Velina il gruppo di studio si riunisce per gli allenamenti sempre due volte la settimana, però ogni giornata dedichiamo due ore di allenamento.

Ebbene si il mercoledì e il venerdì ci sono allenamenti alle 19.00 e alle 20.30 e non finisce qui, ogni domenica ci alleniamo anche al Parco.
I conti si fanno presto, ci sono ben sei ore di allenamento settimanali che si possono sfruttare, non metterti in disparte vieni anche tu ad allenarti con noi ci divertiremo.

lunedì 23 novembre 2015

Allenamenti al Parco


Il Gruppo di Studio di Hek Ki Boen Eng Chun si allena anche all'aperto, ogni domenica ci saranno degli allenamenti al Parco.
Questa domenica ci incontreremo a Marina d'Ascea alle ore 14.00 vicino allo Sciabbecco, invitiamo tutti a partecipare ai nostri allenamenti e scoprire da vicino l'Hek Ki Boen Eng Chun. 

Distacco e Buddismo chan

Il Buddismo ha notevolmente influenzato l'Hek Ki Boen  e per meglio comprendere questo aspetto propongo un articolo del mio Suhu Riccardo Di Vito così che sia chiaro questo elemento profondo del Sistema:


Spesso mi viene chiesto se ci sono radici filosofiche nella nostra pratica. Chiaramente sì. Il Buddismo ha profondamente influenzato l’Hek Ki Boen, perché non si tratta solo di un’Arte Marziale che insegna a combattere (in passato ad uccidere), ma di una delle Vie per il perfezionamento spirituale. Non a caso le Arti Marziali Tradizionali Cinesi si svilupparono in un monastero Chan. La vita in un monastero Chan era adattissima per chi voleva praticare seriamente: l’alimentazione era frugale, il sonno solo in quantità strettamente necessaria e su un duro giaciglio, il lavoro e l’allenamento fisico molto pesanti, la disciplina severissima. Erano richiesti puntualità, autocontrollo, sopportazione del caldo, del freddo, del dolore, imperturbabilità di fronte al pericolo ed alla morte.
Il Buddismo Chan insegna a vuotare la mente, a liberarla da ogni idea, da ogni influenza esterna. Si può così arrivare ad uno stato di ricettività totale, che permette di reagire istintivamente al minimo stimolo. Se la mente è libera da ogni pensiero, priva di aggressività o paura, si possono percepire le intenzioni di un avversario ed agire di conseguenza; si può coltivare cioè un sesto senso che permette di prevedere il pericolo e di anticipare le azioni del nemico. 
Se la mente è invece turbata da pensieri o da preoccupazioni d’attacco o di difesa, non è possibile percepire correttamente le intenzioni dell’avversario e si può essere tratti in inganno anche da una banale finta. Il vuoto della mente ed il duro allenamento del corpo permettono di raggiungere l’unità di spirito e di corpo: il corpo (temprato dall’esercizio) non più frenato dalla mente (vuota) è pronto allora a reagire istantaneamente nel modo più efficace e puro agli stimoli. Non vi è più nessun freno fra percezione e reazione; il tempo di reazione è il più breve possibile e la tecnica “perfetta”. Le tecniche “perfette” sono sempre eseguite in maniera inconscia, paradossalmente prima eseguite e poi pensate. 
Come non menzionare gli ideali pacifisti e di non violenza del Buddismo, per cui il fine pratico delle arti marziali non è l’eliminazione dell’avversario, ma l’autodifesa e la protezione dei deboli. Ricordiamoci che per il Buddismo Chan si può sperare di ottenere il “risveglio”, l’illuminazione solo attraverso la concentrazione spirituale e la meditazione e non tramite la conoscenza teorica. Non è una religione (non ricerca infatti l’immortalità, non conosce dèi, non ammette concetti come il peccato o l’anima), ma si può solo considerare un “sistema di vita”. Chi pratica il Buddismo Chan deve educarsi a vedere direttamente dentro di sé, per scoprire la natura intima della realtà, senza l’aiuto dell’intelletto. Per arrivare a ciò sono indispensabili le pratiche della concentrazione mentale e della meditazione. Durante la meditazione bisogna ricercare il vuoto totale dentro sé stessi, bisogna far tacere la voce incessante della mente, bisogna abolire ogni pensiero, ogni emozione. Per mettere sotto controllo l’attività della mente è necessario regolare opportunamente la respirazione.
Scopo della meditazione è quello di consentire all’individuo di entrare a contatto, in maniera totale, con la realtà vera che lo circonda. In ciò consiste l’illuminazione, il “risveglio”. Le cose si vedono allora in maniera completamente diversa, come attraverso un terzo occhio, un occhio spirituale. Questa nuova visione di se stessi e del mondo è intuitiva, supera qualsiasi rappresentazione mentale e non deriva assolutamente dal pensiero o dal ragionamento.
L’illuminato vede le cose dall’interno, un po’ come le vede un grande artista che ha la capacità di rappresentarle condensandone l’intima natura in pochi tratti essenziali. Si può comprendere allora quanto dobbiamo come praticanti di Hek Ki Boen Eng Chun alla scuola Chan, che insegna a non preoccuparsi del passato o del futuro, ma a dare la massima importanza al momento presente che è il solo in cui siamo veramente vivi.
Quando si è in pace con se stessi e non si è preda di cento desideri, preoccupazioni, dubbi, paure e passioni, si può agire in piena libertà e con tutto il proprio essere. Si partecipa allora ad ogni cosa perfettamente “svegli” ed in totale concentrazione. Si gustano le cose senza essere legati ad esse. La mente diventa come uno specchio: è perfettamente lucida, presente e riflette tutto quello che vi è intorno senza che pensieri o preoccupazioni possano interferire. Si impara così ad essere dei “testimoni”, degli “spettatori distaccati”; il pericolo o la morte non fanno più paura: sono riflessi dallo specchio della mente.
Alcune persone sostengono che il fatto che sia un’Arte Marziale dovrebbe avere come scopo il combattimento. In realtà, invece, il primo fine di ogni arte è interno: un pittore dipinge in primo luogo per se stesso. Poi, se vuole, vende e guadagna, ma non è questa la ragione iniziale, anche se ci sono pittori che dipingono solo per vendere i quadri. Bisogna capire, quindi, se l’Arte Marziale sia qualcosa di fine a se stesso o se sia collegata al raggiungimento di uno scopo funzionale: un approccio molto lontano dall’utilitarismo occidentale, interamente centrato sul raggiungimento di un obiettivo.
Il concetto chiave del Buddismo Chan è “senza scopo e senza profitto”: esso indica l’attitudine necessaria per svolgere un’azione impeccabile. Così nel tiro con l’arco lo scopo per cui si incocca la freccia e si tende l’arco non è quello di fare centro, bensì quello di incoccare la freccia nel modo migliore possibile e di tendere l’arco nel modo migliore possibile. E’ l’eccellenza per l’eccellenza. La perfezione fine a se stessa. L’obiettivo (il bersaglio) è qualcosa che viene da sé, come effetto necessario e non cercato. E’ una conseguenza, non la ragione per cui si svolge l’azione.
L’enfasi sul raggiungimento di un obiettivo, al contrario, svalorizza l’azione e – paradossalmente – la rende anche meno efficace. Ne “Lo zen e il tiro con l’arco” il Maestro spiega all’allievo che non riuscirà a far centro finché il suo spirito sarà “là sul bersaglio” e non “lì” dove lui si trova adesso e dove deve agire. Difficile da capire per gli occidentali abituati a giudicare un’azione dai risultati che ottiene. Per molti un combattimento si traduce in “vincere” o “perdere”, mentre lo scopo dell’Arte Marziale in quanto Arte è “combattere in modo impeccabile”, così come lo scopo di un pittore è creare un quadro che traduca su tela la sua ispirazione. Vincere (o vendere il quadro) sono – potremmo dire – effetti collaterali, che si realizzano tanto più quanto meno li si cerca.
Quante volte di un pittore si dice che “è diventato commerciale”, per intendere che la qualità è scaduta proprio perché si è focalizzato sull’obiettivo (il mercato), anziché sul processo fine a se stesso. Da questo punto di vista, dunque, l’Arte Marziale, come ogni Arte, è un mezzo per rendersi eccellenti e per esprimere la propria eccellenza. L’Arte Marziale, rispetto ad altre Arti, ha qualcosa in più, che la rende particolarmente idonea a un percorso di tipo interiore: un lavoro di auto-perfezionamento e di auto-trascendenza che deve vedersela con la paura, il potere, il dolore, l’attaccamento, l’impermanenza e la morte. Quale strumento può essere più idoneo di un’Arte Marziale?

lunedì 16 novembre 2015

Il nostro più grande nemico siamo noi stessi

Uno dei motti più importanti che si sente nelle arti marziali è il seguente: Il tuo più grande nemico sei tu stesso.
Noi stessi siamo il nostro più grande nemico, il nostro ego ci evita di essere obbiettivi su noi stessi e il perfezionamento delle tecniche risulta una meta alquanto difficile da raggiungere, ed ecco che l'aiuto dall'esterno ci risulta fondamentale per far si che ci possiamo completare, per poterci completare dobbiamo prendere piena coscienza di noi attraverso il controllo della nostra mente.

Possiamo indirizzare la nostra mente verso un obbiettivo, però ottenere ciò che vogliamo non è sempre semplice, faccio un esempio pratico: Ci siamo prefissati come obbiettivo studiare per il giorno dopo, però in quel momento decidiamo di dare una occhiata veloce alla televisione prima di cominciare a studiare, accendendo la televisione troviamo quel telefilm che ci piace tanto e guardiamo l'episodio che ci interessa, la nostra attenzione si è spostata dal nostro obbiettivo, abbiamo perso tempo e non siamo riusciti ad ottenere ciò che volevamo.
Dei pensieri vagabondi hanno attirato la nostra attenzione e siamo stati trascinati da qualcosa che  non ci interessava, abbiamo messo la nostra precedente meta nel dimenticatoio e ci siamo creati un nuovo obbiettivo, però la parola scegliere non è opportuna in questo caso, in quanto siamo stati attirati da qualcosa di nuovo che ci attirava di più.
Tutto questo significa che non abbiamo il pieno controllo della nostra mente, la prima distrazione ci induce a seguire altro.

Allora per raggiungere appieno il nostro obbiettivo ci dobbiamo concentrare, ma questo non deve essere un esercizio saltuario, dobbiamo allenare la nostra concentrazione quotidianamente e ci dobbiamo concentrare verso l'interno.
Se ci concentriamo verso l'esterno può succedere che qualcos'altro ci fa cambiare interesse ma se manteniamo costantemente la nostra attenzione dentro di noi sarà più difficile che saremo attirati da qualcos'altro.
Quando sapremmo condurre la mente dove vogliamo noi avremmo raggiunto il nostro traguardo e non ci dovremo più sforzare a non farci più influenzare da cause esterne, poiché tutto questo diventa un processo naturale dentro di noi.
Così facendo avremo lavorato su di noi e può succedere che una persona arrogante cambia, diventa umile e più riflessiva, così facendo cercheremo sempre l'errore e i miglioramenti saranno sempre costanti e in questa perfezione continua di noi stessi avremmo assottigliato il nostro ego, quel nemico da grande che era si è trasformato ed è diventato piccolo e noi avremo più spazio per noi stessi.

domenica 8 novembre 2015

Gli air drill esercizi di riscaldamento



Il riscaldamento è una fase molto importante dell'allenamento, infatti in questo momento prepariamo il corpo per l'attività che dovremmo affrontare, così facendo evitiamo di incorrere in infortuni spiacevoli e il corpo riscaldato reagisce meglio rispetto a quando è freddo.
Uno degli esercizi più belli è rappresentato dagli Air Drill, qui sotto riporto alcuni video per far capire di cosa parlo:

DIFESA DA PUGNO DIRETTO E UTILIZZO DEL GIOCO DI GAMBE

 DIFESA DA GANCIO E GIOCO DI GAMBE
  
 

 UN ALTRA DIFESA DA GANCIO O DIRETTO CROSSATO E GIOCO DI GAMBE

 

DIFESA DAL MONTANTE E GIOCO DI GAMBE

 

Negli air drill come si nota alleniamo talune difese e ci abbiniamo dei passi, tutto a ciò al fine di prendere una buona posizione nel combattimento, però non ci limitiamo solo a questo, infatti grazie a questo possiamo sviluppare anche altre capacità come cordinazione, equilibrio, velocità, resistenza   e allenamento del peso.
Ebbene si anche con un semplice air drill possiamo allenare il peso questo perchè nel percorso didattico dell'hkb tutti gli esercizi hanno come scopo sviluppare questa abilità.
Ecco questo rappresenta una parte del riscaldamento che faccio con i miei compagni di allenamento, col passare del tempo si capisce l'importanza di questo esercizio, si correggono degli errori che prima non erano chiari, lo specchio è un utile strumento perchè questo è uno dei pochi modi per vederci dall'esterno verso l'interno.
Ci osserviamo allo specchio e possiamo lavorare su noi stessi, cosa molto importante per il nostro kung fu. 

domenica 1 novembre 2015

Prendere l'angolo giusto nel combattimento

In ogni tipo di scontro le persone si mettono le une di fronte alle altre e da questo momento comincia uno scambio di colpi, colui che ha ricevuto più danni si accascia al suolo stremato e si arrende.
Questa situazione capita nella maggior parte dei casi, colui che è più forte vince sul meno preparato.
Dover scambiare colpi su colpi con una persona più forte non è da sottovalutare ma ciò non significa che non possiamo fare niente, andiamo ad analizzare bene la situazione.

Prendiamo due persone con corporatura diversa: abbiamo una persona A alta robusta e con muscoli ben sviluppati e una persona B più bassa e gracile.
In uno scontro normale succederà che i due si scambieranno colpi su colpi, però c'è una differenza sostanziale, se la persona B riesce a dare un pugno a pieno petto alla persona A il colpo molto probabilmente non avrà effetto questo perché la persona B riesce a sviluppare un impatto meno intenso e poi anche perché il petto è una delle parti più protette del corpo umano e quindi se ci mettiamo anche uno strato spesso di muscoli il colpo non recherà grossi danni, se invece capita il contrario troveremo la persona più gracile a tappeto.
Da ciò ne consegue che non possiamo competere con una persona più forte sul suo stesso piano, non possiamo contrapporre la sua forza bruta con altra forza bruta perché chi è più forte vince, non dobbiamo lasciare tutto questo al caso dobbiamo usare la testa in maniera intelligente.


Sfruttare il proprio gioco di gambe ci aiuterà nello scontro, infatti tutto ciò già viene usato nel pugilato, con colpi veloci e precisi l'avversario viene stancato e tutto ciò si può ottenere grazie a un buon gioco di gambe.
Però non è stata trovata la soluzione del problema perché è vero che potremo colpire l'avversario ripetutamente affinché non cada stremato a terra, ma è pure vero che se ci prende a pieno possiamo essere noi a cadere a terra e non rialzarci più, in questa lotta contro il tempo non possiamo sbagliare niente.
Allora dobbiamo un po' modificare la strategia, il gioco di gambe deve essere funzionale all'obbiettivo che vogliamo raggiungere, in questo caso preciso dobbiamo prendere l'angolo giusto, dobbiamo metterci nel più punto più difficile da proteggere per lui e più semplice per noi da attaccare, il suo fianco.
E l'allenamento quotidiano ci aiuterà nel raggiungere questo obbiettivo affinché tutto questo diventi un movimento naturale e istintivo.

lunedì 12 ottobre 2015

L'unicità dell'allenamento e la pratica quotidiana

Con la parola allenamento intendiamo la pratica costante di tecniche e movimenti propri di un sistema di lotta, però bisogna estendere questo concetto a tutto quello che potrebbe concernere la nostra pratica.
Ci si può allenare nella pratica dell'HKB anche quando facciamo altro, ogni arte marziale ha degli elementi che la accomunano ad altre, infatti abbiamo il fiato, la resistenza, la forza, la velocità, la tecnica, ma da sole tutte queste cose potrebbero non bastare.

Ci sono anche altre abilità da perfezionare, ogni giorno si dovrebbe imparare qualcosa di nuovo e quando dico imparare non voglio dire che dobbiamo andare dal maestro e farci spiegare qualcosa di nuovo, anzi dobbiamo imparare da noi stessi, ci basti pensare una tecnica che eseguiamo da parecchio tempo, si è evoluta e quindi è migliore rispetto a prima.
Questo perché?
E' semplice perché grazie alla nostra costanza abbiamo perseguito il nostro obbiettivo, allenare nel tempo quella precisa tecnica e dai nostri sbagli abbiamo ragionato e abbiamo capito dov'era il problema, una volta capito tutto ciò abbiamo cercato di superare i nostri errori grazie a una conoscenza più profonda di noi stessi, abbiamo fatto tesoro della nostra esperienza.
 se tutto ciò lo utilizzassimo anche in altri modi?
Ci sono anche altri Elementi che si possono allenare come la respirazione, la costanza e anche il dolore, ecc..
Voglio soffermarmi su questo ultimo elemento, sul dolore e nello specifico mi riferisco alla capacità di sopportazione del dolore e come tante abilità anche questa può migliorare, possiamo aumentare la nostra sopportazione del dolore.
Questo fa si che possiamo resistere maggiormente ai nostri allenamenti, tanto più resistiamo tanto più i nostri allenamenti potranno essere intensi e quindi i miglioramenti saranno maggiori.
Ecco che la prima ricerca la dobbiamo fare dentro noi e non cercare altro, solo noi possiamo cambiare il nostro destino e la pratica dell'HKB ci aiuterà a comprendere meglio le nostre capacità e sfruttarle al meglio.
Anche se non alleniamo direttamente l'HKB possiamo migliorare usando i precetti del sistema e questo è un modo per vivere il kung fu in ogni attimo della nostra vita.

lunedì 5 ottobre 2015

Una giornata di allenamento al Parco di Agropoli

Le giornate di Ottobre sono ancora abbastanza tiepide e approfittando del bel tempo ho preso la borsa e mi sono diretto al parco pubblico di Agropoli.

Dopo una buona mezzora di viaggio arrivo al parco prendo un caffè e comincio la mia sessione di allenamento, comincio il mio riscaldamento come da routine per proseguire con gli esercizi principali: allenamento di posizioni, gioco di gambe, attacco e difesa con pugno Im e Yang e non poteva mancare l'allenamento per migliorare il rilascio del peso.
E' stata una bella giornata in quanto distrazioni non ve ne erano, ed ero più concentrato su quello che facevo.
Ripeterò di sicuro la giornata di ieri, anzi comincerò delle giornate di allenamento al Parco.

Chi è interessato a scoprire l'HKB può venire ad allenarsi al Parco, se sei interessato contattami.
Gianpaolo Ferolla.

lunedì 28 settembre 2015

Pugno Im

Si è parlato di tecnica da difesa da diretto, jab, gancio e montante, difesa da calcio ma dei pugni dell'HKB si è discusso poco.
Oggi voglio chiarire meglio il concetto del pugno del nostro sistema parlando dell'Im Tiong Kun, questo è un articolo scritto dal mio Suhu Riccardo Di Vito

Con l’occasione della pubblicazione del primo video didattico pubblico di Hek Ki Boen Eng Chun Kun da parte del mio Maestro, Kenneth Lin (Lin Xiang Fuk), voglio spiegare nel dettaglio la tecnica che viene mostrata, il pugno Im Tiong Sam Tim Kun (陰中三點拳).
Una definizione potrebbe essere quella di pugno sulla linea centrale, che colpisce con tre punti, con la rotazione “Im”. Vediamo perché.
陰 (con la forma semplificata 阴) [yīn] è l’esatto opposto di 陽 [yáng]. Ha molteplici significati, ma viene solitamente utilizzato per intendere il principio femminile o passivo del taoismo, del buddismo chan, etc. Al femminile è utilizzato per intendere la luna, l’orientamento ombreggiato di una collina (il suo lato Nord), la riva Sud del fiume o un “segreto”, qualcosa di “nascosto”. Nel dialetto fukinese lo rendiamo con /Im/ (ricordo che non esiste una traslitterazione standard come per la lingua nazionale).
中 [zhōng] significa propriamente centro, centrale, nel mezzo o all’interno. Lo rendiamo con /Tiong/.
三 [sān] è il numerale 3 e lo rendiamo con /Sam/ o /Sa/.
點 (con la forma semplifica 点) [diǎn] è utilizzato per indicare un punto, un piccolo punto. In fukinese è /Tim/ (in alcuni dizionari è reso con /Tëém/).
拳 [quán] è propriamente il pugno di un sistema percussivo. Per estensione, si intende anche un ‘sistema’ o una particolare Arte Marziale. In questo caso indica proprio il pugno. In fukinese è /Kun/.
Torniamo, quindi, alla tecnica spiegata nel video. Si tratta di uno dei pugni utilizzati nel nostro sistema, che va ad impattare con le tre nocche di mignolo, anulare e medio sulla linea centrale, all’altezza del punto di riferimento alto della Formula (chi non la conosce mi contatti).
Il pugno Im è tridimensionale, come tutti i movimenti del sistema, ma è apparentemente un attacco dritto agli occhi di chi non conosce Hek Ki Boen Eng Chun Kun. Come tutti i movimenti, contiene un cerchio interno, che ci permette di perforare il punto di contatto.
L’obiettivo principale di questo pugno è colpire la linea centrale con pugni veloci, travolgenti e molto efficaci, su un attacco dritto dell’avversario (Jab, Diretto e simili). Viene abbinato al footwork ‘Im Siam Po’, cioè alla presa dell’angolo cieco esterno dell’avversario.
La raccomandazione che faccio sempre ai miei Allievi è di mantenere il gomito sulla linea verticale Im, di serrare il pugno sin dall’inizio del suo cammino e di lanciare il colpo, senza spingerlo.




lunedì 21 settembre 2015

Lo sparring come parte integrante del mio allenamento

L'allenamento non consiste soltanto nell'esercitarsi a eseguire alcune tecniche, quello che si impara bisogna testarlo sul campo e un ottimo modo per farlo è appunto lo sparring.
Ecco che quando non mi riunisco con gli altri ragazzi del gruppo di studio mi concentro ad allenarmi anche nello sparring che è parte integrante del mio allenamento, mi incontro coi ragazzi che fanno pugilato per cominciare questa sessione di allenamento diversa dal solito. 

Dopo un adeguato riscaldamento mi metto il caschetto protettivo e come dicono i pugili inizio a fare i guanti soltanto non indosso i guantoni da pugilato in quanto eseguire l'hoat keng risulta difficile, ecco che ci alleniamo facendo tre round simulando così un incontro.
Chi ci guarda osserva attentamente i movimenti dell'uno e dell'altro, il pugile usa le sue combinazione di ganci, diretti, jab e montanti.
Per quanto riguarda me mi metto sempre al lato del mio opponente e con le relative difese ''tan jiu, tun jiu, kim jiu e sat jiu'' cominciamo a scambiare i colpi, l'offensiva del mio opponente parte e così la mia difesa si pone tra lui e me.
Però non si tratta soltanto di difendersi e basta, è inutile, quando mi attacca anche se mi difendo osservo i suoi movimenti e vedo dove può essere scoperto, ecco che può capitare che mentre mi da un gancio posso difendermi dall'attacco e nel contempo attaccare la sua parte bassa oppure se l'attacco viene dal basso mi difendo dal montante e attacco in alto.

 Non esiste una regola precisa, in base a come si muove il mio avversario reagisco di conseguenza e da questo tipo di allenamento si possono capire parecchie cose.
Il pugile di per se ha un buon gioco di gambe quindi reggere la sua velocità non risulta semplice, la resistenza può essere un primo ostacolo , la resistenza è solo la base perché allo stesso tempo devo reagire prontamente quindi di conseguenza devo essere veloce.
Ecco che lo sparring riveste sempre un ruolo molto importante nei miei giorni perché da ciò posso notare i miglioramenti e gli aspetti che devo migliorare e fra l'altro è di sicuro la parte più divertente dell'allenamento.
Un altra cosa molto importante è che si acquista maggiore consapevolezza e sicurezza, perché non devo più immaginare come si potrebbe reagire perché tutto quello che so lo metto in pratica e faccio della mia esperienza il mio tesoro.
Invito tutti i lettori a non prendere sottogamba questa pratica col compagno perché questo alla fine è un test che conferma le nostre capacità in un contesto reale.

domenica 13 settembre 2015

La prima intervista a Sukong, Gran Maestro Lin Xiang Fuk

Oggi voglio proporre un vecchio articolo del mio Suhu Riccardo Di Vito, cioè la prima intervista al Gran Maestro Lin Xiang Fuk

Oggi conosciamo SiFu Lin Xiang Fuk del Black Flag Wing Chun (o 'hek ki boen eng chun').

Può dirci qualcosa della sua vita? Quando ha iniziato con le Arti Marziali?
Il mio viaggio nell'HKB Eng Chun è iniziato quando ero ancora bambino. Ogni volta che finivo nei guai, mio padre mi puniva facendomi eseguire esercizi di kungfu, come Nji Ci Bhok Yang Bhe (la posizione dell'HKB dell'ideogramma due, che trattiene lo Yang), Im Tiong Kun (Pugno Centrale Yin), Goan Jiu (Mano che fa un cerchio), Cam Jiu (Mano che taglia), footwork in Yang Cin Po ed altri movimenti che allora non riconoscevo come Eng Chun. All'inizio i miei genitori non approvavano che io apprendessi formalmente le arti marziali, poiché desideravano che io mi concentrassi sui miei studi. 
Dal momento che mi avevano proibito di andare ad una scuola di arti marziali, io risparmiavo i soldi che mi davano per comprare cose da mangiare e merendine ed invece compravo libri di arti marziali. Osservando il mio forte interesse e la perseveranza verso le arti marziali, i miei genitori si convinsero a lasciarmi studiare il kungfu. 
 Nel 1985, quando avevo 10 anni, mio padre mi portò ad un ristorante dove mi presentò al mio primo Suhu (Sifu in HKB Eng Chun), il GM (Grandmaster) The Kang Hay, che era il proprietario del ristorante. Da lì in poi, appena finivo con la scuola, correvo diritto al 2° piano del ristorante, che era il suo Bukoan (luogo di allenamento). Più tardi, scoprii che anche mio padre aveva appreso l'HKB Eng Chun Kun sotto il GM The Kang Hay e che era il nipote di Sutjo Kwee King Yang. 
Subito dopo, scoprii che tutti quegli esercizi e strani movimenti che mio padre mi dava per punizione erano la base del sistema HKB. Man mano che il tempo passava, rimanevo sempre più sorpreso da quest'arte, non solo dal punto di vista del combattimento, ma anche per come riusciva a farmi diventare la persona migliore che potevo essere. 
Con chi ha conosciuto il sistema Wing Chun? 
Ho iniziato HKB Eng Chun (Wing Chun) sotto GM The Kang Hay nel 1985. 
Chi sono stati i suoi Maestri in passato? 
Ho avuto il privilegio di essere avviato e istruito da altri studenti di Sutjo Kwee King Yang. Alcuni di loro erano miei sucek (i più giovani fratelli di kung fu di GM The Kang Hay) e Supek (o Sibak, i più vecchi fratelli di kungfu di GM The Kang Hay). Nonostante GM Tio e GM Xing Yen avessero ricevuto entrambi l'insegnamento del mio principale Suhu (Sifu), GM The Kang Hay, non ho mai guardato a loro come Suheng (fratelli di kungfu). Invece, GM Tio e GM Xing Yen sono entrambi miei Suhu. In totale, ho avuto l'opportunità di imparare da sette Suhu (Sifu) di HKB, ma ho ricevuto la maggior parte di ciò che ho appreso da GM The Kang Hay e GM Tio. 
Fui molto fortunato ad avere l'opportunità di allenarmi con sette grandmasters di HKB Eng Chun. Di base, tutti loro insegnavano esattamente i medesimi movimenti, posizioni e punti di riferimento, fondati sulla formula HKB. Tuttavia c'erano differenze nell'espressione. Proprio come quando un maestro pittore insegna ai suoi studenti a dipingere paesaggi, sebbene tutti gli studenti abbiano la medesima teoria, comprensione e addirittura ‘stile pittorico’, il risultato di ognuno è comunque diverso. Questo è perché si tratta di arte, non di scienza. Ciò vale anche per il kungfu. L'aver potuto studiare sotto sette grandmasters l'HKB Eng Chun mi ha dato il vantaggio di poter vedere oltre ciò che è la “personale interpretazione” e di capire meglio l'essenza del  sistema HKB. 
Ho avuto anche la fortuna di poter apprendere le loro ‘speciali’ abilità individuali, qualcosa di specifico ad ognuno dei Suhu. Abilità speciali potevano essere una qualche tecnica/approccio/concetto favoriti o addirittura un'abilità al di fuori dal syllabus, sviluppata intenzionalmente o involontariamente man mano che approfondivano il sistema. Sono anche grato che mi sia stata data la possibilità di essere introdotto allo studio di lineages e stili differenti di Wing Chun. Anche se HKB Wing Chun è sempre stata la mia identità principale, differenti lineages mi hanno permesso di espandere i miei orizzonti e apprezzare altri stili. 
E ora? 
Una volta che hai un Suhu, resta tuo Suhu per tutta la vita. Anche se ho completato il sistema, do sempre loro rispetto ai miei Suhu. 
Lei è Sifu/Suhu. Chi l'ha proclamata Suhu? 
Dopo che completai il mio training, sia GM The Kang Hay che GM Tio mi istruirono per iniziare ad insegnare nel 1997. Entrambi mi indicarono come uno dei loro successori e mi dettero piena responsabilità per la diffusione e la preservazione di questo sistema, nonché di accrescere la fama dell'Eng Chun e di Sutjo Kwee King Yang. Nel 2000, ho finalmente iniziato ad insegnare nella mia casa. Poi sono andato negli USA nel 2005. 
 
GM The Kang Hay e GM Tio allora mi istruirono sulla diffusione e preservazione dell'HKB a livello internazionale. Fui nominato come Suhu (Sifu) in carica per l'espansione del sistema HKB oltremare al di fuori dell'Indonesia. In tutta la mia esperienza di insegnamento, i miei studenti, discepoli, le loro famiglie ed il grande pubblico si rivolgono a me come Suhu. Nella cultura cinese tradizionale, gli studenti e i discepoli si rivolgono a colui che insegna loro chiamandolo Suhu. Gli studenti chiamano l'insegnante del proprio istruttore con l'appellativo di “Sukong” che è simile all'idea di ‘nonno-istruttore’. Quando ho portato i miei studenti in Indonesia a visitare la nostra Famiglia HKB nel Marzo del 2010, essi si rivolgevano a tutti i miei Suhu (Sifu) chiamandoli Sukong. La cultura del Kungfu è basata sulla struttura relazionale familiare. Per questo non è solo una relazione di tipo insegnante-studente. Un Suhu non è solo chi aiuta gli studenti ed i discepoli a migliorare le capacità nelle arti marziali, ma è come una figura paterna che è responsabile per le loro vite, il ché include la parte fisica, mentale, spirituale, emotiva così come il successo futuro nella vita. 
Come si diventa Suhu nella sua associazione? 
Una persona diviene Suhu quando si danno entrambe le seguenti condizioni: 1. Finisci il curriculum per il Primo Livello Istruttore di HKB Engchun e ottieni il certificato dalla Sede Centrale dell'HKB. Ci sono cinque livelli di istruttori. 2. Inizi ad insegnare ed hai studenti base. 
Puoi spiegare le origini della tua famiglia di Wing Chun? 
Per favore fate riferimento alla seguente pagina nel sito ufficiale dell'HKB Eng Chun Pai: http://engchunkun.com/history.html  
Quante ore si allena? 
Quando ero ragazzo, non appena uscito da scuola e terminato il mio pranzo, portavo tutti i miei compiti al Bukoan di Suhu. Il mio Suhu voleva sempre che finissi i compiti prima di iniziare l'allenamento. Cominciavo l'allenamento e partecipavo alle lezioni da pomeriggio fino a sera. Il sabato a volte non finivo prima delle 11 di sera e, quando i miei genitori erano d'accordo, spesso finivo per rimanere a dormire a casa del mio Suhu. 
Normalmente, mi alleno fisicamente nell'HKB circa 2-3 ore al giorno. Di sabato mi alleno per 5-6 ore con i miei studenti e anche da solo per il mio training personale. Mentalmente, HKB Eng Chun è uno stile di vita per me. Il kungfu è presente in ogni momento della mia vita quotidiana. Ogni momento, ogni secondo. Esso è presente nel mio modo di pensare, nel mio modo di parlare e in qualunque cosa mi trovo a fare. E' parte integrante della mia vita. 
Ha mai combattuto in una competizione sportiva? Quando, dove e con quali risultati? 
Crescendo come un Cinese nato in Indonesia, non c'era mai una competizione professionale open di kungfu. Per lo più il Kungfu Cinese veniva insegnato in maniera tradizionale. Generalmente uno studente apprendeva a casa del Suhu. Ciò è dovuto alla politica imperante in Indonesia negli anni '60. Qualunque cosa avesse a che fare con la cultura cinese veniva messa al bando. Questo include il parlare la lingua, lo scrivere in Cinese, il kungfu e molte altri pratiche culturali cinesi. Le competizioni pubbliche di kungfu non erano permesse assolutamente. A quei tempi, solo Karate, Tae Kwon Do e Silat Indonesiano erano le arti marziali che vantavano scuole professionali aperte al pubblico. Quelle arti non erano interdette. Quando le associazioni di Karate tenevano queste competizioni, non accettavano persone provenienti dall'esterno. Questo è anche ciò che avvenne con il Tae Kwon Do e con il Silat Indonesiano. 
C'erano naturalmente combattimenti clandestini e segreti tra stili solo all'interno della comunità delle arti marziali cinesi. A volte questa tradizione causava sfide tra differenti comunità cinesi. Da giovane, quando ancora stavo imparando dai Grandmasters dell'HKB, ho avuto molte esperienze di ‘incrociare le braccia’ con altri artisti marziali cinesi di differenti stili. Ho fatto questo nel modo più rispettoso, che non è quello di una sfida ufficiale. Questo finiva proprio per sorprendere/impressionare sempre molti maestri e praticanti di altre arti marziali cinesi, in quel periodo. Non ho mai voluto mancare di rispetto ad altri stili; volevo solo valutare la mia abilità in HKB contro altri stili senza rovesciare la loro ciotola di riso (significa, senza danneggiare le loro scuole o i loro affari, ndr). 
Quando all'inizio ho cominciato ad insegnare, prima di imparare come trattare le richieste di sfida, ho ricevuto un paio di sfide. Trovavo la cosa molto irrispettosa, specialmente se gli sfidanti non erano della mia generazione. Finivo veramente per accettare alcune di queste sfide e davo loro ‘qualcosa’ da ricordare a vita. Ma volgendomi indietro, mi pento di questo. Un Suhu (Sifu) nel Kungfu dovrebbe sapere come controllare se stesso senza lasciarsi andare a causa di altri o delle sue emozioni. E dovrebbe avere l'abilità di controllare gli avversari senza ferirli. Ho imparato molto da quei primi anni di insegnamento. 
Quante ore a settimana uno studente dovrebbe allenarsi per crescere seriamente? 
Questo sul serio dipende da condizioni come età, fitness, e obbiettivi dello studente. Come principiante, mi aspetterei da parte loro un allenamento di almeno mezz'ora al giorno, lezioni a parte. Quando divengono studenti a tempo pieno, possono allenarsi 1-2 ore al giorno. Personalmente metto la massima enfasi sulla consistenza piuttosto che su quanto a lungo o per quante ore dovrebbero allenarsi. Anche se solo per mezz'ora, se ci si allena tutti i giorni, è meglio che allenarsi 4-6 ore per uno o due giorni e poi pausa per una settimana. Io personalmente mi alleno per 2-3 ore ogni giorno e circa 5-6 ore ogni domenica. Non mi aspetto questo tipo di allenamento da ciascuno dei miei studenti, ma mi aspetto che i miei discepoli ed gli studenti di livello Istruttore abbiano il mio medesimo impegno. 
Qual è il suo pensiero su altri SiFu e sui i loro metodi di insegnamento, sulle altre associazioni e famiglie di Wing Chun?
Il Kung Fu cinese non è una scienza: è un'arte. Perciò ogni SiFu ha una sua propria espressione ed interpretazione, basata sulla propria esperienza. Dal mio punto di vista, un buon SiFu deve sapere cosa è meglio insegnare ad una persona, in base alla condizione della persona stessa, al suo carattere, in base alla sua struttura mentale ed alla sua abilità. E' per questa ragione che insegnare ed imparare Kung Fu richiede un'interazione fisica con un'altra persona ed una comprensione del livello dello studente, dei suoi punti di forza e delle sue debolezze. E' per questa stessa ragione che abbiamo un detto cinese per il quale la bocca parla e il corpo riceve/comprende. Personalmente non sono d'accordo con l'idea di arti marziali per produzioni di massa. Come per altre associazioni/famiglie di Wing Chun, siamo come un grande albero. HKB Eng Chun, così come altri lineages, è un ramo del grande albero del Wing Chun. Sebbene il Wing Chun abbia cominciato a divenire più popolare e ben noto, c'è ancora molto lavoro da fare per mettere da parte la politica e le lotte di potere. Il Wing Chun, collocandosi come sistema tradizionale nell'ampio ventaglio delle marziali cinesi, non gode di gran successo (in termini di numero di studenti e popolarità) se comparato alla miriade di Scuole di Arti Marziali Giapponesi o Coreane nella maggior parte delle città del mondo. Spero sul serio che il Wing Chun continui a crescere e cambiare la vita delle persone, apportandovi maggiori benefici. Vorrei vedere scuole di Wing Chun in altrettante città quante sono quelle in cui ci sono scuole Giapponesi o Coreane, per dare alle persone una possibilità di confronto, per capire cosa è meglio per loro. Io credo che sia nostra responsabilità collettiva lavorare insieme per promuovere, diffondere, e preservare il sistema per la prossima generazione, senza provare a farsi guerre per dimostrare quale lineage è il migliore, il più antico, il più originale, etc. 
Ci sono molti lineages sconosciuti che vogliono solamente presentare il proprio sistema al mondo e promuovere le arti marziali cinesi. HKB Eng Chun è uno di questi. Dovrebbe essere ed è scelta dello studente decidere quale lineage è meglio per lui o lei, in relazione ai traguardi previsti per la propria vita. Io e tutti i miei Suhu ed i miei studenti non abbiamo interesse a partecipare a guerre politiche all'interno della comunità delle arti marziali tradizionali cinesi. Noi insegniamo, noi impariamo, noi promuoviamo le arti marziali tradizionali della Cina. Siamo tutti insieme una grande famiglia del Kungfu, sparsa per i quattro mari e per i sei continenti. 
Può dirci quali sono le differenze tra il suo Eng Chun ed altre interpretazioni? 
Ci sono grosse differenze nell'approccio multi-strato. Non possiamo dire che è meglio o più originale di altri, etc. Se parliamo dal punto di vista tecnico e concettuale, ci sono molte differenze come la posizione: Nji Ji Bhok Yang Bhe, che è tradotto come Comprimere la forza “Yang” (come Im-Yang) con la Posizione del Carattere 2 (il ginocchio è la parte alta, il piede quella bassa) piuttosto che posizione per bloccare la capra. Footwork, pugni e tutto il resto sono anch'essi diversi. HKB si focalizza sull'occupare il tempo e diventare lo spazio come perfetta espressione del 'Qui ed Ora' (il Chan Cinese/Buddismo Dhyana). Al di là della “Forma Tecnica” e delle differenze di Concetto, ci sono anche molti altri fattori chiave caratteristici dell'HKB Eng Chun. 
Per esempio: 
A. Principi Chan del non attaccamento (Detachment) nel Sam Chin Sam Tue. Principi che sono: Micro Cosmo (Siauw Im Siauw Yang): liberare se stessi dall'attaccamento al proprio io, separando Mente, Corpo e Qi. Conoscere se stessi. Macro Cosmo (Thay Kek Im Yang): liberare se stessi dall'attaccamento all'illusione del Mutamento di Im Yang (Cielo=Tempo, Terra=Spazio). Vuoto (Bu Kek): liberare se stessi dall'attaccamento ad ogni forma/apparenza/teoria. Questi principi costituiscono il vero DNA del Buddhismo Chan del “Qui” e “Ora”, dove tempo e spazio cessano di esistere. 
B. Formula; agire seguendo il reference point che fissa l'esatta posizione di ogni parte del corpo, come il gomito, il ginocchio, la gamba, la mano, la posizione, etc. Lo scopo della formula è quello di dare al praticante l'abilità di occupare il tempo dell'avversario e diventare spazio, come vera condizione del Qui ed Ora (Detached). Altro beneficio della formula è che questa aiuta a preservare il sistema nel corso della trasmissione. Indipendentemente da chi ha insegnato a chi, il reference point sarà sempre lo stesso. Così il sistema può essere trasmesso attraverso una formula piuttosto che attraverso l'interpretazione personale che potrebbe poi condurre a diverse forme e punti di riferimento per alcuni movimenti. Sebbene ogni Sifu abbia un proprio modo di esprimersi col corpo, gli esatti reference points delle mani, dei gomiti, ginocchia e altre parti del corpo sono sempre i medesimi. 
Per esempio, consideriamo la tecnica “Tan Jiu”. Sebbene ogni Suhu (Sifu) di HKB abbia una differente espressione basata sul proprio livello di abilità individuale, l'altezza esatta di gomiti, polsi, punta delle dita, spalla, la profondità, sono sempre uguali poiché si basano sulla formula dell'HKB. Questo riduce i rischi di cambiamenti che potrebbero annacquare il sistema, se basato sulle interpretazioni persoali. 
C. Metodo della Generazione di Potenza; altri lineages si focalizzano sul come generare maggiore potenza usando il peso del corpo, la struttura, la posizione, i passi, etc. In HKB, noi non studiamo come generare potenza; invece ci concentriamo sul Metodo per Trasferire Potenza. In HKB Eng Chun, la Potenza è un effetto secondario del detachment del Microcosmo (Corpo, Mente e Respiro). Invece di collegare ed usare l'intero corpo in una azione, noi separiamo il corpo in singole unità che non contino l'una sull'altra. Il risultato sarà veramente sorprendente indipendentemente dalla taglia, età, distanza/spazio, posizione, struttura, condizione fisica, etc. Questo include anche il metodo della respirazione ed anche qui il respiro deve essere separato ed autonomo rispetto al movimento del corpo; questo è ciò che noi chiamiamo respirazione naturale, la quale è lenta e profonda indipendentemente da quanta energia tentiamo di trasferire all'estremità. Trasferire un esplosivo impulse power all'estremità del punto di contatto nel momento del bridging, indipendentemente dalla posizione del corpo, con/senza struttura, con ogni movimento, ad ogni distanza (spazio), o addirittura quale che sia il momento della respirazione (sia durante l'inspirazione che durante l'espirazione) è qualcosa di veramente cruciale in HKB. Questo metodo di Impulse power è chiamato Hoat Keng. L'Hoat Keng dell'HKB (Impulse Power) è veramente unico e questo ha richiamato molto l'attenzione e l'interesse di molti ben noti maestri provenienti da differenti lineages e stili. 
Questi tre punti costituiscono appena una spiegazione basilare di alcune delle unicità del sistema HKB; naturalmente sarà impossibile qui spiegare più in profondità o semplicemente enunciare altri importanti punti, poiché essi richiedono esperienza. 
Quali sono i concetti del combattimento su cui si focalizza nella sua Scuola? 
Il Wing Chun può essere visto in un primo momento come un metodo di combattimento scientifico, ma una volta che si diviene praticanti avanzati, non è più una scienza. E' piuttosto un'arte per esprimere se stessi nel modo più efficiente in termini di tempo, spazio ed energia. Come arte, il Wing Chun dovrebbe permettere di fluire e adattarsi ad ogni situazione. Non è un set prefissato, poiché se lo fosse questo andrebbe contro i principi di detachment del sistema HKB Eng Chun. Il massimo dell'espressione dell'HKB Eng Chun si basa sull'idea di Massima Efficienza in termini di Tempo, Spazio ed Energia. 
A volte devi persino evitare di ingaggiare un combattimento alla cortissima distanza per poter utilizzare in modo efficiente il tuo tempo e il tuo sforzo. Di solito si considera la cortissima distanza la più economica: questo non va bene se alla fine devi buttar giù un muro per poter entrare in un'altra stanza. La Massima Efficienza non è uno stile, ma è un'espressione basata su di un certo tipo di abilità e su una certa forma mentis. La Massima Efficienza non è una collezione di tecniche che ricordi i movimenti del Wing Chun. L'espressione della Massima Efficienza è un concetto mutuabile perfettamente dal kungfu anche per la nostra vita quotidiana. Quanto siamo stati efficienti con le nostre risorse di tempo, spazio ed energia ieri? Quanto lo saremo oggi e persino domani? 
Ha una forma per il 'Luk Dim Poon Kwan'? Ci può dire qualcosa al riguardo? 
Noi non abbiamo una Forma per il 'Luk Dim Poon Kwan' . Abbiamo invece una forma del palo chiamata Pat Mui Khun Huat (Il Bastone delle otto Direzioni). La lunghezza del nostro palo è uguale all'altezza del praticante misurata fino a un punto tra le sopracciglia ed 1 pugno sopra la sommità della loro testa. Afferriamo il bastone nel centro, con una mano a palmo orientato verso il basso e l'altra mano col palmo orientato verso l'alto. Usiamo ambo le estremità del bastone. Un punto essenziale è che l'energia deve essere trasferita alla punta del bastone. Questo è il motivo per cui occorre essere a buon punto nella tecnica a mani nude prima di iniziare ad apprendere il maneggio delle armi. Se non si riesce a trasferire energia alla punta delle proprie dita quando le mani non impugnano nessuna arma, non v'è modo di farlo col bastone. 
Ha una forma di 'Bart Cham Dao'? Anche qui ci può dire qualcosa? 
Questa forma è nota come “Sang To” in HKB Eng Chun. Il significato è Doppie Spade a farfalla. Per la corrente principale dei praticanti di Wing Chun, il nome normalmente in uso è quello di “Bat Cham Dao”. La forma delle spade è però diversa da quella della maggior parte degli altri lineages di Wing Chun. La punta della Spada a farfalla del HKB è concava. “Sang To” non è niente altro che un'estensione della mano e del braccio. Ogni principio valevole per le mani si applica ugualmente anche qui. 
Ha mai pensato di venire in Italia? 
Sono sempre stato curioso di assaggiare il cibo italiano nel suo paese d'origine. Mi piace vedere bei posti e incontrare belle persone, specialmente se pazze per il Kungfu. Al momento non ho pensato all'eventualità di un viaggio in Italia. Sto ancora preparandomi per alcuni progetti ad Amsterdam ed in Brasile per condurre seminari e workshops. Vediamo se in futuro potrò avere questa opportunità di venire in Italia. 
Grazie! 
Prego. Grazie per l'Intervista.