Visualizzazione post con etichetta HKB WING CHUN CILENTO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta HKB WING CHUN CILENTO. Mostra tutti i post

lunedì 27 febbraio 2017

Affrontiamo insieme il bullismo,il Black Flag Wing Chun non ci lascia soli


Il rispetto è un sentimento che sta alla base di ogni società e le nostre azioni devono rispecchiare tutto ciò, quello che facciamo ogni giorno non deve rovinare in alcun modo l'armonia degli altri, quindi le nostre azioni mosse da un rispetto reciproco ci aiutano a portare l'armonia nella nostra Comunità.
Ma non sempre questo succede e persone che sono diverse rispetto ad altre molto spesso vengono messe in un angolo invece che essere apprezzate per la loro unicità, è in questo caso che il Bullismo riesce a radicare il dubbio nel cuore della gente e la paura accompagna le loro giornate.
 
Il fenomeno del Bullismo è un comportamento sociale che sfocia in minacce di carattere fisico, psicologico o verbale nei confronti di persone incapaci di difendersi o che rappresentano un bersaglio più facile da molestare; Molto spesso si sente parlare di Bullismo, ed è sopratutto fra i più giovani che fa le sue vittime e in particolare all'interno della Scuola si sente parlare di queste vicende deleterie che minano la sicurezza della persona.
La sicurezza è un pilastro che ci da una mano tutti i giorni e non ne possiamo fare a meno, la fiducia che abbiamo verso noi stessi ci aiuta ad affrontare la vita e perseverare nonostante i fallimenti, rinunciare a ciò che siamo intacca la nostra fiducia e scordarcelo ci fa vacillare, invece noi dobbiamo essere un po' come gli alberi, essi hanno messo radici forti nel terreno e nonostante le intemperie e le avversità si piegano per poi rialzarsi.
Il Bullismo crea uno stato di insicurezza che entrambe le parti ne soffrono,da un lato abbiamo il Bullo che si impone sulla vittima e il più delle volte si trova in una situazione familiare non equilibrata, ove il ragazzo non avendo una guida è lasciato in balia a se stesso, come una barca alla deriva segue il movimento delle onde così il giovane è lasciato da solo ad affrontare la vita, il ragazzo si vuole liberare al più presto di questa situazione e spesso lo ottiene a discapito degli altri.
 
Dall'altro lato abbiamo la vittima che subisce queste vessazioni e non ha il coraggio di parlare con nessuno, tanto meno i genitori non sanno quello che succede e il ragazzo si rinchiude, come un riccio, nel suo silenzio per proteggersi dal mondo esterno, i valori che animavano in origine il giovane cominciano a vacillare e ritrovare la luce in questa galleria buia sembra una impresa ardua.

Quando sentiamo parlare di queste situazioni come prima cosa pensiamo di lavorare sulla fiducia della persona, cioè aumentare la propria autostima e la fiducia verso il prossimo.
La mia fiducia l'ho riposta nell'Hek Ki Boen Eng Chun e come me altri hanno fatto la stessa cosa, non si comincia sempre per lo stesso motivo, ognuno di noi ha la sua storia ed è affascinante come si può trovare il nostro angolo felice attraverso la pratica di questa arte marziale.

Realizzarsi attraverso l'Hek Ki Boen Eng Chun significa lavorare su noi stessi, ricordare le storie di questi ragazzi mi fa tornare indietro nel tempo, tutti abbiamo avuto dubbi però ormai questi sono un ricordo del passato e nel nostro presente stiamo lavorando per migliorare, la nostra fiducia è un fuoco vivo e ci sentiamo meglio rispetto a come eravamo prima, è questo uno dei tanti obbiettivi che un praticante si premette di voler raggiungere, l'equilibrio psicofisico e mentale.

Ma a volte o perché non c'è la voglia di voler uscire dalla realtà in cui viviamo oppure perché crediamo che non abbiamo bisogno di essere aiutati non cambiamo.
Quando si entra in una classe di Kung Fu avvertiamo un clima più sereno che guida i praticanti, all'interno si va a formare una vera e propria famiglia marziale ove nessuno ha un legame di sangue con l'altro, il Maestro o come lo chiamiamo noi Suhu (Padre) o il Suheng (Fratello Maggiore) ci guiderà verso l'obbiettivo e nessuno verrà messo da parte, la voglia di voler competere sull'altro non esiste, vogliamo essere migliori rispetto al giorno che è passato e riconosciamo nell'ego il nostro più grande avversario, in questa famiglia allargata ognuno aiuta l'altro e quando siamo in difficoltà il nostro compagno può essere un valido aiuto per affrontare meglio le difficoltà della vita.
Di sicuro molti si chiederanno ma una disciplina come questa ci può dare una mano contro il Bullismo?

Si perché l'Hek Ki Boen Eng Chun può essere uno dei vari strumenti che possiamo avere a nostra disposizione per affrontare il problema.
Praticando impariamo che non siamo soli e i problemi più duri si affrontano insieme, nessuno tanto meno il praticante più esperto ha il diritto di deridere il meno capace perché siamo uguali e tutti abbiamo le stesse possibilità di crescita, la disciplina guida le nostre azioni e anche l'animo più turbolento cambia relazionandosi con gli altri non più con atteggiamenti aggressivi ma pacifici, abbiamo una guida che ci aiuta a trovare la nostra strada e dove prima regnavano dubbi e incertezze ora c'è la sicurezza che ci guida e possiamo goderci il viaggio che ci attende.
Per tutte le ragioni che ho esposto sopra il Black Flag Wing Chun ci può aiutare a risolvere il problema, ora bisogna fare il passo e scegliere di cambiare, se nel fare questo si decide di entrar a far parte di questa piccola grande famiglia io sarò ben felice di aiutare chiunque.

lunedì 24 ottobre 2016

Push and Pull, spingi e tira


Apprendere un Sistema di combattimento nuovo comporta che si andranno a conoscere e a fare proprie nuove tecniche e movimenti, la velocità nell'apprendere un nuovo bagaglio tecnico varia da persona a persona e questo processo può essere più difficile di quanto si possa immaginare.
 
Da una vita siamo abituati a muoverci in un certo modo e quando utilizziamo l'HKB viene messo in discussione tutto e si mette in pratica uno schema del tutto nuovo, ciò prevede che dobbiamo far lavorare in maniera indipendente ogni parte del corpo, evitando appunto che tutto si proietta verso la stessa direzione.
Capire il concetto è facile metterlo in pratica è più impegnativo, dico questo perché in presenza di uno stimolo le persone reagiscono come sono abituate a fare, cioè si irrigidiscono e usano spingere o tirare cercando di allontanare in tal modo il pericolo che li minaccia.
Siamo emotivi, la nostra emotività ci vieta il pieno controllo sul nostro corpo, la dove crediamo di essere liberi da ogni influenza l'attaccamento ci ricorda che siamo schiavi di tale sentimento, qui inizia il lavoro su noi stessi, alleniamo la nostra emotività in maniera che non possa influenzare i nostri movimenti quindi nell'atto pratico ci separiamo da essa.
 
Push and Pull è uno dei tanti movimenti nuovi che può usare il nostro corpo e significa appunto spingere e tirare, spingere o tirare non è sbagliato ma dipende come si fa, non lo possiamo intendere nella maniera più classica cioè spingere o tirare con entrambe le braccia sfruttando un lavoro principale dei muscoli del dorso e delle spalle, invece tutto deve partire dalle nostre mani e in tal modo non offriamo nessuna parte del nostro corpo all'avversario.
E' opportuno per usare a pieno questo principio non fare le cose a casaccio e non contrastare la forza dell'avversario, abbiamo detto che in presenza di uno stimolo ci irrigidiamo e vogliamo usare la nostra forza per fermare l'avversario, questo comportamento ci crea problemi, quando sentiamo che l'avversario ci vuole spingere noi dobbiamo tirare e quando tira noi dobbiamo spingere.
Seguiamo sempre l'energia e ci adattiamo ad essa senza mai contrastarla, tutto ciò è una applicazione pratica dello Yin e dello Yang, si sa l'armonia degli opposti è la regola fondamentale che guida l'universo e appunto da questa regola noi ne traiamo beneficio, Push and Pull ha un ruolo importante e quando lo facciamo occupiamo lo spazio.
Nel Kung fu si da più importanza al vuoto che al pieno.
 
Se prendiamo una stanza, essa ha una parte di spazio occupato da mobili e oggetti vari ma se la stessa stanza fosse piena di scatole sarebbe inutilizzabile, il vuoto riveste il suo ruolo pratico e essenziale, infatti è essenziale per eseguire delle azioni nello spazio non trovare ostacoli e non poter sfruttare tale spazio implica una non azione e a questo punto dobbiamo soltanto aspettare, aspettiamo fino a quando questo spazio si liberi in modo tale che possiamo ricominciare di nuovo la nostra azione.
Quando usiamo il Push and Pull occupiamo lo spazio vitale dell'avversario e poter gestire questo implica un controllo su di esso, ma in pratica quando possiamo usare tutto questo?
Ci possiamo ritrovare a spingere col braccio destro e tirare col sinistro o viceversa, in pratica usiamo questi movimenti opposti per esempio quando ci troviamo bloccati da una presa, infatti se noi solamente spingiamo o solamente tiriamo non basta perché in quel momento l'avversario si trova in una situazione di vantaggio e gli basta poco bloccarci, nel momento in cui sente uno stimolo può aumentare la pressione e ci impedisce qualsiasi tipo di iniziativa oppure con la sua forza ci impedisce di tirare o spingere, è una lotta impari di forza contro forza e in questo caso chi ha più forza vince.
Spingere e tirare insieme ci fa lavorare in maniera diversa, non andremo a usare la nostra forza contro quella dell'avversario, quando sentiamo uno stimolo e la direzione verso cui va la sua forza noi ridirezioniamo tutto spingendo e tirando, questo può essere usato anche perché l'avversario ha una parte del suo corpo sbilanciata e noi approfittiamo prendendo tutto quello che ci ha da offrire.

Portare il peso del corpo in avanti o indietro è un arma a doppio taglio, può essere un vantaggio o uno svantaggio, quello che non sa l'avversario è che noi siamo sempre in ascolto aspettando una mossa falsa e quando questo succede la situazione si ribalta dando a noi il controllo di quel momento.

























domenica 16 ottobre 2016

Non usiamo parate, reindirizziamo l'energia dell'avversario a nostro favore

Quando mi alleno con i ragazzi mi capita spesso di sentire questa domanda: Come si chiama questa parata?
Nel Sistema HKB Eng Chun le tecniche che vengono allenate non sono delle parate ma delle possibili soluzioni per difenderci da un attacco, vogliamo
che l'energia entrante non trovi degli ostacoli e quindi invece che bloccare questo flusso vogliamo che l'avversario scarichi questa sua energia.
Questo principio sembra andare contro natura, l'istinto dell'essere umano è proprio quello di difendersi da un attacco imminente e bloccare l'attacco sembra essere l'unica cosa che si possa fare. Accompagnare l'attacco invece che bloccarlo sembra una cosa alquanto difficile da mettere in pratica, però muoversi in una maniera diversa rispetto a qualsiasi altra persona ha i suoi vantaggi, uno dei tanti è quello di poter contare sull'elemento sorpresa, un altro elemento da prendere in considerazione è che anche se si ha una struttura corporea più esile si può competere con persone più robuste e nel tempo oltre a ciò potremo costatare altre utilità.
 

Da quando ho cominciato a praticare HKB Eng Chun le cose sono cambiate, io sono cambiato, molte delle domande che mi ponevo nei primi anni di pratica di Wing Chun ora hanno delle risposte e ora tutto mi risulta molto più chiaro.
Nei principi del Wing Chun sentivo parlare di: liberarci della nostra forza, di liberarci della forza dell'avversario, di usare la forza dell'avversario; ma come si può usare tutto questo?
Questo può essere usato quando in assenza di rigidità muscolari l'energia dell'avversario viene accompagnata e ridirezionata.
Accompagnare e ridirezionare invece che bloccare, ma perché facciamo tutto questo?
Se blocchiamo un attacco offriamo la nostra energia all'avversario che lo ricarica e in tal modo parte un attacco dal lato opposto braccio o gamba che sia e quindi dobbiamo continuamente difenderci e in un continuo scambio di attacchi e di difese non ci sono vantaggi si viaggia alla pari, fino a quando qualcosa entra per colpirci. 

Ridirezionare l'energia questo è uno dei lavori che facciamo nell'HKB Wing Chun, lavoriamo su noi stessi per poterci difenderci dall'avversario: aspettiamo il momento giusto e contrattacchiamo sapendo che l'energia di un colpo non va contrastata ma soltanto usata a nostro favore.

domenica 11 settembre 2016

Dolori alla schiena? No grazie io preferisco HKB

Una capacità non è qualcosa che ci appartiene, col tempo i nostri sforzi ci hanno premiato facendoci raggiungere il traguardo agognato, il fatto che ogni giorno camminiamo ci sembra una cosa naturale ma non è stato sempre così anzi anche questo è il frutto dei nostri sforzi, quando camminiamo avere una corretta postura è essenziale, infatti quando la nostra schiena non è sbilanciata il peso del corpo è distribuito bene e non barcolliamo né in avanti né in dietro, cosa che naturalmente ci può creare dei fastidi.

 
Uno dei nostri più preziosi alleati nel raggiungimento di un obbiettivo è il tempo, non si ottiene nulla senza impegno e cosa ancora più importante nulla si ottiene all'improvviso, anche noi siamo il risultato del tempo che è trascorso o per meglio dire col passare del tempo ci siamo evoluti con lo scopo di adattarci all'ambiante in cui viviamo al fine di semplificare il modo in cui viviamo.
L'evoluzione ha cambiato la nostra struttura corporea, ci siamo adattati a muoverci usando solo due dei quattro arti arti che abbiamo a disposizione e la nostra schiena è un esempio di questo cambiamento.
Il bipedismo ci ha portato dei benefici tra i quali ricordiamo: vedere più lontano, eseguire altre azioni mentre camminiamo, l’accelerazione nella maturazione dei processi psicologici ecc..
Noi siamo cambiati e anche la schiena ha seguito il nostro stesso percorso, essa ha assunto la particolare forma a esse la quale svolge delle importanti funzioni:
  • consente la stabilità del corpo
  • sostiene la testa, le spalle e gli arti superiori
  • protegge il midollo spinale
  • favorisce la mobilità e gli spostamenti del tronco
  • funge da ammortizzatore, capace di assorbire carichi e forze grazie alla sua flessibilità ed elasticità
  • garantisce l’equilibrio durante la fase motoria.
La colonna vertebrale, vista di lato, presenta quattro curve chiamate rispettivamente: lordosi cervicale, cifosi dorsale, lordosi lombare, cifosi sacrale. La lordosi è una curvatura fisiologica che presenta una concavità posteriore. La cifosi è una curvatura a concavità anteriore. Sono proprio queste quattro curve alternate, che permettono l’elasticità e la solidità della colonna.




La schiena espleta alcune tra le più importanti funzioni per il naturale svolgimento della vita di tutti i giorni, abitudini sbagliate e altre cause possono alterare la naturale curvatura della nostra schiena e tutto questo può provocare: ipercifosi, iperlordosi, scoliosi.
Tutto questo può essere accompagnato da forti dolori che possono farci vivere male le nostre giornate, nel momento in cui sorge il problema tocca a noi risolverlo per evitare che il problema diventi cronico.
Non sempre facciamo qualcosa che ha come scopo farci stare bene, un po' per noia un po' per altro rimandiamo il problema, però si può unire l'utile col dilettevole, il fine di ogni allenamento HKB è di natura pratica infatti passiamo delle ore ad allenarci per migliorare i nostri movimenti, oltre a impegnarci in qualcosa che ci piace miglioriamo inconsapevolmente lo stato della nostra salute e del nostro animo.
Ma tutto questo come succede?
Nell'Hek Ki Boen Eng Chun esercizi e principi cooperano al fine di aiutare allo studente ad apprendere il Sistema, stare in piedi e muoversi sembra qualcosa di semplicissimo ma quando si inizia si riparte da zero.
Quando cominciamo l'addestramento si impara appunto questa gestione del proprio corpo, le posizioni sono un esercizio molto importante per apprendere una corretta postura.

 
Nella Nji Ci Bhok Yang Bhe teniamo ben saldi i nostri piedi per terra e portiamo in avanti le nostre braccia, con questa posizione evitiamo di portare il peso del nostro corpo troppo in avanti o in dietro e di conseguenza ci alleniamo per avere sempre una corretta postura, anche se ci abbassiamo mentre facciamo questa posizione la nostra schiena rimane allineata sempre allo stesso modo e tutto questo diventa una abitudine costante che manteniamo sempre, sia che ci alleniamo o no.
Mantenere l'equilibrio quando ci spostiamo risulta importante, infatti essa è capacità di percepire e adattare il movimento del proprio c rispetto alla forza di gravità e altre forze esterne, il nostro corpo sta sempre bilanciato e l'alterazione di questo stato ci può far spostare eccessivamente in avanti o indietro e quando capita cosa succede?
Se siamo troppo in avanti possiamo essere un facile bersaglio per il nostro avversario, ma anche se siamo troppo in dietro perché basta un semplice tocco per farci cadere a terra.
Nel nostro allenamento alleniamo l'equilibrio e quando siamo in equilibrio siamo ben saldi per terra e quindi siamo stabili, il nostro baricentro è ben protetto da forze esterne che vogliono far cadere, ma la stabilità da sola non basta perché dobbiamo essere flessibili ad adattarci in base a quello che ci capita. 
Nell'HKB mobilità e stabilità risultano importanti in ugual misura per il mantenimento costante della nostra postura, quando facciamo Yang Cin Po o Yang Tui Po seguiamo o ci facciamo seguire dall'avversario e i principi che abbiamo studiato troveranno la loro applicazione pratica e tutto ciò darà a noi quella quel vantaggio di muoverci al cambiare dei movimenti del nostro avversario.
Nel momento in cui eseguiamo i passi e non pensiamo a cosa dobbiamo fare siamo entrati in una fase più alta del nostro Kung Fu, abbiamo dimenticato quello che abbiamo imparato.
Voglio spiegarmi bene, non abbiamo buttato via tutto quello che abbiamo imparato, siamo passati da uno zaino più pesante a uno più leggero, all'inizio tutto quello che facevamo ci risultava difficile da fare ma col passare del tempo tutto diventa più semplice perché non ci pensiamo più a come dover fare, ora mai è diventata parte di noi e nessuno potrà mai toglierci qualcosa che ormai ci appartiene.
 

Adesso possiamo godere dei frutti del nostro lavoro, insieme ad esso possiamo cominciare a stare bene e finché la pratica ci accompagnerà nella nostra vita non ci sarà problema troppo grande da risolvere.

domenica 4 settembre 2016

Si riparte: Il Wing Chun della Loggia della Bandiera Nera approda ad Agropoli

Un nuova stagione è alle porte, si riparte con nuovi allenamenti e con essa ricominceranno i giorni di pratica con vecchi e nuovi amici.
Questo è un anno molto importante perché abbiamo trasferito il luogo degli allenamenti del Gruppo di Studio di HKB da Casal Velino ad Agropoli, vogliamo dare l'opportunità a sempre più persone di poter apprendere il Wing chun della Loggia della Bandiera Nera.

 
Sono state dette già tante cose sull'HKB ma cosa viene fatto durante un allenamento HKB si sa ben poco ecco che oggi mi voglio soffermare a parlare proprio di questo al fine di chiarire i dubbi e dare modo al lettore di capire meglio la disciplina e mostrare cosa l'HKB può offrire a ognuno di noi.
Il primo step dell'allenamento HKB si chiama ORIENTATION PROGRAM, nell'Orientation Program si apprendo le basi del Sistema HKB, ritengo questa parte molto importante in quanto lo studente esegue i primi passi e trova un programma bene preciso che nel corso del tempo lo aiuta a progredire sempre più.
Per prima cosa si parte con la fase di riscaldamento, si fanno dei giri di corsa e nel contempo alleniamo anche la parte superiore del corpo, dopo questa fase si prosegue con esercizi un po più tecnici: passi col compagno, l'utilizzo delle tecniche di gambe abbinate a una tecnica di braccia, la Nji Ci Bhok Yang Bhe (la posizione dell'HKB dell'ideogramma due, che trattiene lo Yang) e la camminata abbinata con delle tecniche Im o Yang per allenare e migliorare il nostro Distacco.

 
Il Distacco uno dei concetti più importanti del Sistema HKB, infatti più che essere armoniosi e coordinati scegliamo di scollegare le varie parti del corpo, ora il nostro corpo si è riscaldato e siamo pronti ad affrontare il nostro addestramento.
Difesa dal pugno diretto, jab, montante, calcio frontale e calcio basso sono gli argomenti che si susseguono durante le settimane di esercitazione, questa però è solo una parte del nostro allenamento infatti non c'è qualcosa più importante di un altra tutti gli esercizi sono importanti allo stesso modo e ognuno di essi ci aiuta a farci prendere coscienza delle nostre abilità e quindi ci migliora dall'interno.
Per gustarci tutto il sapore di un frutto non dobbiamo avere fretta è importante aspettare che sia maturo, infatti un frutto acerbo non può appagarci, a tal proposito dobbiamo aspettare per gustare i risultati del nostro addestramento, ma quali possono essere i risultati dei nostri sforzi?
Il Wing Chun della Loggia della Bandiera Nera ci può aiutare nella vita di tutti i giorni, all'inizio i nostri muscoli sono contratti e rigidi e la nostra mente entra in ansia quando ci troviamo a far fronte a un problema, tutto questo con la pratica cambia: i nostri muscoli sono più rilassati e anche la nostra mente lo è e in assenza di stress quando ci capita un inconveniente invece che preoccuparci o disperarci non ci buttiamo giù e affrontiamo tutto ciò che viene col sorriso.
Tutto quello che si allena ha un fine pratico infatti abbiamo esercizi di vario tipo che hanno appunto uno scopo ben preciso: abbiamo il gioco di gambe che ci aiuta ad acquisire un'ottima posizione di combattimento e a reagire senza farci preoccupare più di tanto di quello che ci capita davanti, abbiamo lo studio delle posizioni, questo ci aiuta ad assumere una migliore postura e prendere una confidenza migliore coi nostri movimenti, abbiamo gli esercizi coi colpitori che ci aiutano a scaricare tutto il peso e lasciare corpo e arti rilassati, la nostra energia è importante e non la sprechiamo, respiro e capacità polmonare migliorano e la pratica HKB è anche una ottima attività brucia-grassi. 


La gestione dell'energia è molto importante infatti ricordiamo l'Hoat Keng (trasferimento d'energia d'impulso) mantenendo i muscoli rilassati si sprigiona una energia abbastanza violenta a contatto, il Pei Keng (pressare l'energia) si percepisce e si ascolta tutto quello che entra in contatto con noi al fine di poter pressare l'energia dell'avversario.
Questo ultimo elemento é di grande importanza nell'esecuzione del Niam Jiu (chi sao ''mani appiccicose'' della famiglia HKB) infatti già dai primi giorni la pratica di questo esercizio è importante, che appunto all'inizio si fa solo con un braccio.
Vi è un uso principale delle tecniche di braccia però ci alleniamo anche nei calci, tre ma devastanti, allenare la tecnica di sicuro è importante ma lo è anche testare quello che abbiamo imparato, questo è appunto lo scopo delle sfide di abilità, difenderci da un attacco con una delle tecniche che abbiamo allenato.
Nel tempo si acquisiscono delle nuove abilità e un altra capacità molto importante è di sicuro non farci trovare impreparati dall'iniziativa dell'avversario, anche quando ci ci vogliono afferrare al polso, a entrambi i polsi, al petto e al collo abbiamo un strumento utile per non farci trovare impreparati.
Scegliere di seguire un nuovo percorso non è facile, ecco che aiutare una persona a capire cosa può offrire una determinata disciplina è importante e in queste righe ho voluto appunto far capire a ognuno tutto questo.

domenica 3 luglio 2016

Pressare l'energia

Pei Keng (逼勁) trasferire energia è uno dei concetti base del sistema Hek Ki Boen Eng Chun, [bī] viene usato per intendere il forzare, come verbo di imposizione, "spingere" o "pressare". 


Viene da [fú], utilizzato per il suono, e (o ) [chuò], 'andare'. In cantonese è /Bik/, in fukinese /Pei/.
 (forma semplificata: ) [jìn] è l'energia. Viene da [jīng], usato per il fonema, e [lì], la forza. In cantonese è /Ginhg/, in fukinese /Keng/.
Ma cosa intendiamo con Pei Keng? Questa abilità può essere mal interpretata pensando che sia una vera e propria spinta verso il nostro avversario, ma non è qualcosa di prettamente muscolare, in una situazione di quiete e di rilassamento del nostro corpo espandiamo la nostra energia e chi entra in contatto con questo flusso si sente appunto pressato, questo comporta una agitazione mentale e fisica che non permette a chi ci sta di fronte di muoversi liberamente.


Essere morbidi e pressare l'energia sono le caratteristiche principali del Pei Keng, oltre alla pressione energetica possiamo essere percepiti come gommosi, resistenti e anche taglienti, questa abilità ci permette di evitare di far partire il secondo colpo dell'avversario, in un piccolo istante riusciamo a trasferire una parte o tutta la nostra energia e in questa maniera limitiamo i nostri movimenti e di conseguenza risparmiamo la nostra energia.
Prendere il controllo dell'avversario è una conseguenza di tutto ciò e questa abilità è strettamente connessa con il Niam Jiu- 黐手 -(quello che solitamente viene chiamato da altri stili di Wing Chun Chi Sao) che lo scopo appunto è quello di destabilizzare l'avversario, si rimane concentrati sul nostro avversario e ci fidiamo delle nostre sensazioni.
Infatti in questo esercizio non ci sono delle sequenze tecniche ben precise, preferiamo fidarci quello che sentiamo e reagire di conseguenza piuttosto che eseguire una routine.

domenica 5 giugno 2016

Non lanciamoci sull'avversario, aspettiamo

La distanza è un elemento di grande importanza e in uno scontro può favorire un lottatore rispetto all'altro.
A questo proposito si parla di distanza: lunga, media e corta.
Quando lo spazio che divide i due atleti è minimo avremo una corta distanza, uno spazio maggiore ci da una distanza media e infine quando lo spazio che divide i due atleti è considerevole avremo una lunga distanza.
 
Quale di queste tre si utilizza dipende dall'atleta, non esiste una distanza migliore rispetto un altra, però si può dire che ognuno di noi si può trovare a proprio agio con una in particolare, però l'abituarsi a qualcosa in particolare può limitare il nostro stile di combattimento.
Faccio un esempio, se siamo abituati a combattere a corta distanza e ci troviamo di fronte un avversario che è bravo a prendere una lunga distanza ci ritroveremo in difficoltà, questo perché faremo di tutto per tenerlo il più possibile vicino a noi e consumeremo un sacco di energie soltanto per mantenerci in una zona di comfort.
Il vero problema è uno in particolare, il voler cercare a tutti i costi il nostro avversario, questo perché non sapremo mai chi ci possiamo trovare di fronte e se capita che ci scontriamo con un atleta più veloce o più forte rispetto noi rischiamo di andare incontro al pugno senza badare alla nostra incolumità.
 
Il voler colpire a tutti i costi non è di sicuro la strategia migliore, questo perché non possiamo competere con chi è più preparato di noi sia a livello di potenza che velocità, ci sarà sempre qualcuno più forte di noi e quindi sapendo che in uno scontro forza contro forza vince quello più forte, dobbiamo giocare d'astuzia.
Di sicuro sappiamo che se ci buttiamo sul nostro avversario non concludiamo niente perché niente ci può mettere al sicuro da una raffica di pugni, è vero se siamo allenati possiamo intercettare i pugni ma alla fine qualcuno entrerà e ci colpirà e a lungo andare questo ci sfiancherà.

 
Ma anche mantenerci a distanza non serve a niente, è vero che ci posizioniamo in una zona di sicurezza e non veniamo colpiti, ma così facendo non stiamo ne vincendo ne perdendo, stiamo solo perdendo tempo.
Non sapendo chi abbiamo di fronte e come possa muoversi abbiamo solo una unica opzione:
Aspettare il momento giusto per contrattaccare e chiudere lo scontro nel minor tempo possibile, la nostra energia è preziosa e non possiamo sprecarla perché alla fine si esaurisce,attacco e difesa si fondono insieme al fine di ottenere la massima efficienza in un solo movimento.
Tutto questo ci aiuterà di molto e in questo caso vedremo come i nostri movimenti si adegueranno a quelli dell'avversario, come l'acqua che non ha forma può assumere qualsiasi forma, anche noi sfrutteremo la non forma contro la struttura dell'avversario.

sabato 28 maggio 2016

Il caldo non ci ferma l'addestramento continua

Sono appena trascorsi tre bellissimi giorni di duro allenamento, tempo che ho trascorso insieme anche a Suhu Fabrizio Castellini ad allenarmi nel Bukoan di Suhu Riccardo Di Vito, questo aggiornamento è stato fondamentale perché oltre ad aver appreso nuovi dettagli tecnici ho potuto testare sul campo le mie capacità, in particolare grazie allo Skill Challange un esercizio che ci mette alle strette contro un avversario.

Avere una persona che ti vuole colpire non è facile da gestire, infatti la paura di poter essere colpiti è tanta ma come prima cosa non ci lasciamo abbattere e ci concentriamo sul nostro avversario senza farci intimorire, non si sa da che parte viene l'attacco ecco che non sapendo da che parte e con quale pugno l'avversario ci vuole colpire ci adattiamo ad esso, in tal modo possiamo plasmare il nostro kung fu, senza che esso abbia una forma precisa.
A livello tecnico avevo già allenato i 18 Lohan Suan Sik, questa è stata una buona occasione per metterli in pratica, il movimento tecnico è importante ma anche la reazione all'attacco ha il suo valore infatti dobbiamo essere rapidi nella stessa maniera o di più.
 
Poter capire da dove viene l'attacco ci può aiutare ma non basta perché anche se abbiamo reagito al primo pugno ci può essere un altro pugno pronto a colpirci, quindi quello che realmente è pericoloso è l'uno due e quindi dobbiamo evitare che l'avversario ci riempi di pugni perché anche se siamo veloci alla fine uno entra, allora dobbiamo far passare la voglia all'avversario di volerci colpire già dal primo pugno.
Come ho detto ho visto anche tanti dettagli tecnici: forme, footwork, reazioni agli attacchi, Kiao Jiu, Air Drill e strategie di combattimento sono stati gli elementi analizzati in questi giorni.
E' incredibile come il controllo dello spazio che si frappone fra l'avversario e noi sia fondamentale, non è mai un nostro attacco che parte per prima aspettiamo sempre l'attacco dell'avversario per poter eseguire un movimento di difesa-attacco contro l'attacco dell'avversario.
I cinesi parlano spesso di energia e sottolineano come è fondamentale non interrompere tale flusso, a tale maniera non abbiamo parate nel sistema HKB ma si parla di ridirezionamento dell'energia, a ogni attacco usiamo la nostra energia affinché i colpi cambino e non seguono più la stessa traiettoria.
Le emozioni che mi legano al Bukoan sono forti come forte sarà il ricordo dei giorni appena passati con Suhu e tutti gli altri fratelli della famiglia HKB, non vedo l'ora di ritornare ad allenarmi di nuovo con tutti loro.

mercoledì 4 maggio 2016

Non cercare di colpire il tuo bersaglio, lancia la mano per centrare il tuo obbiettivo

Di sicuro molte persone si stanno chiedendo, ma l'HKB cosa ha di diverso rispetto ad altre arti marziali?
La gestione dello spazio, il relazionarsi in maniera diversa con il proprio avversario sono elementi unici che caratterizzano il Sistema HKB.


Partiamo da un concetto molto importante, cioè la differenza tra sport da combattimento e Arte Marziale Tradizionale, in uno sport da combattimento abbiamo due avversari i quali entrambi indossano i guanti e hanno come obiettivo principale la vittoria sull'altro o mettendolo a tappeto oppure grazie a una valutazione ai punti che viene assegnata dai giudici, mentre in una Arte Marziale Tradizionale lo scopo è rendere innocuo l'avversario usando al meglio le proprie capacità e in questo contesto molto probabilmente entrambi lotteranno a mani nude.
Entrambe le discipline hanno differenze e punti in comune, da una parte vedremo che l'atleta sportivo appunto segue delle regole per ottenere la vittoria

sull'altro mentre in un contesto
non sportivo si usa di tutto per rendere inoffensivo il nostro avversario.
Comunque sia, sia l'atleta sportivo sia l'artista marziale rischiano la propria integrità fisica per ottenere la vittoria, infatti vedremo che un lottatore: si sbilancia, porta in avanti il proprio corpo, si allunga affinché si possa trovare in una situazione dove può dare un pugno vincente.
Portare in avanti il proprio corpo non è sempre la soluzione migliore, per poter dare un pugno dobbiamo allungare il nostro arto e di conseguenza portiamo in avanti il nostro corpo però questo tattica è una arma a doppio taglio, poiché funziona se siamo veloci.


Se i nostri riflessi e movimenti sono più lenti rispetto a quelli dell'avversario ci mettiamo in trappola noi stessi perché ci mettiamo in una zona di pericolo dove rischiamo di ricevere un pugno da chi ci sta di fronte.
Cercare a tutti costi di colpire l'avversario non è una tattica che si usa nell'HKB, anzi a noi non ci interessa far male, a questo proposito voglio sottolineare che in questo sistema ci distacchiamo dal desiderio voler colpire anche per evitare di farci male da soli, allora cosa si dovrebbe fare?
Quando arriva l'attacco la nostra mano va in avanti ed esegue la tecnica, occupiamo quello spazio vitale che c'è fra me e l'avversario e se l'avversario si avvicina troppo è lui a rischiare non più io.
Siamo passati da una situazione di stallo per noi a una possibilità di risolvere lo scontro con minor tensione e senza rischiare troppo.

domenica 24 aprile 2016

Non tutti siamo artisti marziali ma tutti possiamo diventarlo

Varie possono essere le ragioni che ci possono far venire voglia di cominciare un percorso marziale, tutti hanno visto i film di Bruce Lee i quali hanno reso il kung fu famoso in tutto il mondo, ma pochi hanno deciso 


di intraprendere questo nuovo cammino che porta al raggiungimento di nuove abilità e che ci permettono di avere una maggiore consapevolezza di noi stessi e degli altri.
Il kung fu è una lotta continua con noi stessi per la conquista di queste abilità speciali, a primo avviso si può pensare al marzialista come un appassionato della disciplina, però questo desiderio può sbocciare in qualsiasi momento.
Lo scopo che portano i vari praticanti a cominciare possono essere di varia natura: ecco che abbiamo coloro che cominciano perché vogliono fare qualcosa di diverso dal solito, coloro che vogliono muoversi, coloro che si vogliono rilassare, coloro che

vogliono allontanarsi dalla realtà per immergersi nella pratica e dimenticare i propri problemi, ecc...
Abbiamo alla fine persone di vario tipo e ognuno dei quali può raccontare una storia diversa, ma ognuno di loro ha una cosa in comune, l'amore che ha nei confronti della disciplina.
In questo mare di emozioni vi è un flusso continuo di persone che ogni giorno si allenano con l'obbiettivo di portarsi sempre più avanti nel loro cammino, anche se lo scopo iniziale è diverso tutti alla fine vogliono raggiungere la stessa meta, la cintura nera.
Non ci sono requisiti specifici per la pratica del kung fu, ognuno di noi può raggiungere lo scopo, infatti nella famiglia HKB abbiamo un detto: una cintura nera è una cintura bianca che non si arrende mai.
Nessuno nasce che già sa tutto bisogna conquistare col duro lavoro il livello che si vuole ottenere, ecco perché non tutti siamo artisti marziali ma tutti possiamo diventarlo.


Come non tutti nascono che sanno già tutto allo stesso modo non tutti partono con lo stesso entusiasmo, cioè la passione come ho detto prima può nascere col tempo, succederà che troveremo delle persone che all'inizio non sembravano adatte alla pratica, ma alla fine dentro di loro nasce il seme della passione e questo permetterà loro di raggiungere un certo obbiettivo in maniera più rapida rispetto ad altri, questo entusiasmo alimenterà il loro animo e questa sete di conoscenza sarà un buon ingrediente per dare un'accelerata alla conquista dell'obbiettivo.
Non è un cammino facile ma ognuno sa che può essere un valido aiuto per l'altro, con questa collaborazione continua si instaura un ambiente sereno all'interno del gruppo e se anche fuori c'è qualcosa che non va l'HKB darà un grosso aiuto per superare i problemi di tutti i giorni e mantenere sempre constante l'armonia dentro di noi.

domenica 10 aprile 2016

Attacco o difesa oppure attacco e difesa


Oggi voglio parlare di difesa e attacco, analizziamo più in profondità questi due concetti.

Quando parlo di attacco e difesa normalmente ci viene da pensare a uno scontro, cioè una persona viene attaccata e quindi si difende, questa logica è propria di molte arti marziali o sport da combattimento.
Prevalentemente una persona in uno scontro anche amichevole avrà due opzioni: Attaccare o difendere,è vero nel titolo ho scritto difesa o attacco e da ciò si potrebbe intendere che questi sono gli unici schemi che si possono prendere in considerazione, ma questa è solo una parte di verità.
Perché è vero che si può attaccare o difendere ma è anche vero che si può attaccare e difendere.
Mi spiego meglio, noi occidentali amiamo molto analizzare bene la situazione separando anche le singoli parti che compongono il tutto: quindi per noi viene semplice spiegare che possiamo attaccare o difendere, queste per noi sono due parti separate.

Invece per gli orientali non è così, perché per loro questi elementi non vanno scissi, la realtà per loro è che questi due elementi si possono usare insieme, quindi per loro vale il ragionamento di attacco e difesa.

Si può attaccare e difendere o difendere e attaccare insieme, per noi queste parole sono difficili da capire e mettere in pratica, ma con un po' di pazienza possiamo capire meglio tale concetto.
Chi sta leggendo sicuramente sta pensando: ma se io allungo il braccio e chiudo la mano tale movimento si trasforma in un pugno che è un attacco, verissimo, ma è anche vero che abbiamo due braccia, quindi se un braccio attacca l'altro può difendere, è inutile aspettare l'iniziativa dell'avversario perché lui sarà sempre pronto per colpirci, quindi dobbiamo giocare d'astuzia facendo qualcosa che lui non si aspetta.
Possiamo dire che il nostro scudo deve essere anche la nostra spada, la nostra difesa deve nascondere un attacco ecco che questo spiega meglio il concetto di usare attacco e difesa insieme.
L'HKB prende molto in considerazione tale concetto e dalla pratica di ogni giorno facciamo si che i nostri attacchi siano anche difensivi e viceversa, ci distacchiamo dal concetto classico per abbracciare una conoscenza più ampia che da al nostro corpo una possibilità in più, tale possibilità ci permette di essere un passo avanti rispetto il nostro avversario, il quale sarà abituato a muoversi con i canoni standard mentre noi ci muoveremo diversamente proprio grazie all'HKB.

domenica 10 gennaio 2016

Cerimonia della cintura del 9 Gennaio a Roma

9 Gennaio 2016 è una data che non dimenticherò mai, per la prima volta ho assistito alla cerimonia della cintura e le emozioni che avvertito sono state uniche.
Tutti i ragazzi si sono riuniti al Bukoan alle ore 14,30, si poteva avvertire nell'aria una forte tensione da parte di tutti ma anche una certa voglia di mettersi in gioco, la felicità di essere li in quel momento era indescrivibile.
Il mio Suhu da il benvenuto a tutti i presenti e con l'aiuto di tutti gli assistenti comincia a consegnare i test scritti, questa cosa mi ha fatto riflettere molto perché non vengono esaminate soltanto le capacità del praticante ma anche le sue conoscenze, tutto ciò non è da sottovalutare perché questa è una crescita ulteriore sia per chi sta studiando e anche per chi insegna, chi sta studiando si ritrova arricchito di concetti nuovi e chi insegna trova spunto per migliorare il metodo di apprendimento. 


Dopo questa fase mi ritrovo ad assistere la fase di verifica degli studenti, dapprima ci sono gli orientation che devono dimostrare quello che hanno appreso e successivamente tocca alla classe leadership dimostrare le loro capacità.


La tensione è alta però questo non evita ai ragazzi di godersi appieno questo momento, nella serietà di questo momento i ragazzi si divertono e i loro occhi sono la dimostrazione di tutto ciò, è bello condividere questo momento con tutti loro, personalmente pure io volevo fare parte di questo gruppo di esaminandi, anche nel momento in cui Suhu ha commentato la correzione dei test la voglia di far parte di tutti loro non è diminuita.
Dopo un momento di serietà le risate non sono mancate, tutto questo ha rotto la tensione che si era creata e da un ambiente teso si poteva avvertire una certa serenità.
Alla fine arriva il momento più atteso, la consegna dei livelli e delle cinture, ad uno ad uno i ragazzi vengono chiamati e da ognuno di loro si nota una grande gioia di essere li e io insieme a loro sono felice di aver fatto parte a questa cerimonia, non vedo l'ora che venga la nuova cerimonia della cintura per poter rivivere di nuovo queste emozioni.

lunedì 4 gennaio 2016

Liberati dallo Stress pratica Hek Ki Boen Eng Chun

La vita frenetica di tutti i giorni ci impedisce di godere dei piaceri che ci può offrire la vita, questo perché lavorando a ritmi molto intensi torniamo a casa troppo stanchi e stressati.
Per potersi liberare da questa stanchezza accumulata alcuni aspettano il periodo delle vacanze per potersi rilassare e ricaricarsi con energia nuova, però questo periodo di pausa dal lavoro molto spesso risulta troppo corto e si cercano altri modi per ritrovare la serenità, certo ci si può rilassare di fronte al computer o vedendo un bel film, però alla fine la nostra mente non si rilassa mai completamente e anche in questo caso non abbiamo recuperato le energie consumate durante la giornata.
Lo sport è un ottima risposta a questa esigenza e nell'Hek Ki Boen Eng Chun ottenere la pace del corpo e della mente è proprio uno degli obbiettivi principali.
Durante gli addestramenti di HKB ho visto il volto delle persone cambiare e chiedendo sentivo la stessa risposta.
Come ti senti adesso che pratichi HKB?
La risposta che spesso sentivo era la seguente: mi sento più tonico, rilassato e felice.
Avevo trovato una risposta alle tante domande che mi sono sempre fatto come può il Kung Fu cambiare le nostre vite?
Ecco come l'HKB ha cambiato la mia vita, ogni allenamento mi da nuova forza e non devo cercare più un modo per rilassarmi perché dalla pratica di questa bella disciplina avevo trovato il mio tesoro.
 
Ma effettivamente quando facciamo un allenamento HKB su cosa lavoriamo?
Vari sono gli elementi che andiamo a migliorare, come ad esempio: il sistema circolatorio, la respirazione, il sistema muscolare, l'abbandono della rigidità muscolare attraverso la rilassatezza del nostro corpo, ecc...
Oltre a ciò si sviluppano o migliorano talune capacità come: la sopportazione del dolore, cercare il miglioramento in ogni ambito della nostra vita, la coordinazione, la velocità, la resistenza e tanto altro ancora.
In queste poche righe ho scritto taluni aspetti che rendono unico la pratica HKB, se vuoi cambiare anche tu la tua vita unisciti ai nostri allenamenti e scopri insieme noi tutti i vantaggi che puoi trarre dalla pratica di questa disciplina.

lunedì 14 dicembre 2015

Più ore al nostro allenamento

La pratica ci aiuta a migliorare il nostro kung fu però molto spesso le ore di pratica risultano sempre poche, la vita frenetica di tutti i giorni ci impedisce di seguire sempre le due ore di allenamento settimanale e quindi i risultati sembrano sempre molto lontani.

Ecco che nel Gruppo di Studio di Hek Ki Boen Eng Chun del Cilento abbiamo aumentato le ore di allenamento, nella Palestra Perfect Body Club 2 in Via chiusa dei Cerri a Velina il gruppo di studio si riunisce per gli allenamenti sempre due volte la settimana, però ogni giornata dedichiamo due ore di allenamento.

Ebbene si il mercoledì e il venerdì ci sono allenamenti alle 19.00 e alle 20.30 e non finisce qui, ogni domenica ci alleniamo anche al Parco.
I conti si fanno presto, ci sono ben sei ore di allenamento settimanali che si possono sfruttare, non metterti in disparte vieni anche tu ad allenarti con noi ci divertiremo.

lunedì 23 novembre 2015

Allenamenti al Parco


Il Gruppo di Studio di Hek Ki Boen Eng Chun si allena anche all'aperto, ogni domenica ci saranno degli allenamenti al Parco.
Questa domenica ci incontreremo a Marina d'Ascea alle ore 14.00 vicino allo Sciabbecco, invitiamo tutti a partecipare ai nostri allenamenti e scoprire da vicino l'Hek Ki Boen Eng Chun. 

Distacco e Buddismo chan

Il Buddismo ha notevolmente influenzato l'Hek Ki Boen  e per meglio comprendere questo aspetto propongo un articolo del mio Suhu Riccardo Di Vito così che sia chiaro questo elemento profondo del Sistema:


Spesso mi viene chiesto se ci sono radici filosofiche nella nostra pratica. Chiaramente sì. Il Buddismo ha profondamente influenzato l’Hek Ki Boen, perché non si tratta solo di un’Arte Marziale che insegna a combattere (in passato ad uccidere), ma di una delle Vie per il perfezionamento spirituale. Non a caso le Arti Marziali Tradizionali Cinesi si svilupparono in un monastero Chan. La vita in un monastero Chan era adattissima per chi voleva praticare seriamente: l’alimentazione era frugale, il sonno solo in quantità strettamente necessaria e su un duro giaciglio, il lavoro e l’allenamento fisico molto pesanti, la disciplina severissima. Erano richiesti puntualità, autocontrollo, sopportazione del caldo, del freddo, del dolore, imperturbabilità di fronte al pericolo ed alla morte.
Il Buddismo Chan insegna a vuotare la mente, a liberarla da ogni idea, da ogni influenza esterna. Si può così arrivare ad uno stato di ricettività totale, che permette di reagire istintivamente al minimo stimolo. Se la mente è libera da ogni pensiero, priva di aggressività o paura, si possono percepire le intenzioni di un avversario ed agire di conseguenza; si può coltivare cioè un sesto senso che permette di prevedere il pericolo e di anticipare le azioni del nemico. 
Se la mente è invece turbata da pensieri o da preoccupazioni d’attacco o di difesa, non è possibile percepire correttamente le intenzioni dell’avversario e si può essere tratti in inganno anche da una banale finta. Il vuoto della mente ed il duro allenamento del corpo permettono di raggiungere l’unità di spirito e di corpo: il corpo (temprato dall’esercizio) non più frenato dalla mente (vuota) è pronto allora a reagire istantaneamente nel modo più efficace e puro agli stimoli. Non vi è più nessun freno fra percezione e reazione; il tempo di reazione è il più breve possibile e la tecnica “perfetta”. Le tecniche “perfette” sono sempre eseguite in maniera inconscia, paradossalmente prima eseguite e poi pensate. 
Come non menzionare gli ideali pacifisti e di non violenza del Buddismo, per cui il fine pratico delle arti marziali non è l’eliminazione dell’avversario, ma l’autodifesa e la protezione dei deboli. Ricordiamoci che per il Buddismo Chan si può sperare di ottenere il “risveglio”, l’illuminazione solo attraverso la concentrazione spirituale e la meditazione e non tramite la conoscenza teorica. Non è una religione (non ricerca infatti l’immortalità, non conosce dèi, non ammette concetti come il peccato o l’anima), ma si può solo considerare un “sistema di vita”. Chi pratica il Buddismo Chan deve educarsi a vedere direttamente dentro di sé, per scoprire la natura intima della realtà, senza l’aiuto dell’intelletto. Per arrivare a ciò sono indispensabili le pratiche della concentrazione mentale e della meditazione. Durante la meditazione bisogna ricercare il vuoto totale dentro sé stessi, bisogna far tacere la voce incessante della mente, bisogna abolire ogni pensiero, ogni emozione. Per mettere sotto controllo l’attività della mente è necessario regolare opportunamente la respirazione.
Scopo della meditazione è quello di consentire all’individuo di entrare a contatto, in maniera totale, con la realtà vera che lo circonda. In ciò consiste l’illuminazione, il “risveglio”. Le cose si vedono allora in maniera completamente diversa, come attraverso un terzo occhio, un occhio spirituale. Questa nuova visione di se stessi e del mondo è intuitiva, supera qualsiasi rappresentazione mentale e non deriva assolutamente dal pensiero o dal ragionamento.
L’illuminato vede le cose dall’interno, un po’ come le vede un grande artista che ha la capacità di rappresentarle condensandone l’intima natura in pochi tratti essenziali. Si può comprendere allora quanto dobbiamo come praticanti di Hek Ki Boen Eng Chun alla scuola Chan, che insegna a non preoccuparsi del passato o del futuro, ma a dare la massima importanza al momento presente che è il solo in cui siamo veramente vivi.
Quando si è in pace con se stessi e non si è preda di cento desideri, preoccupazioni, dubbi, paure e passioni, si può agire in piena libertà e con tutto il proprio essere. Si partecipa allora ad ogni cosa perfettamente “svegli” ed in totale concentrazione. Si gustano le cose senza essere legati ad esse. La mente diventa come uno specchio: è perfettamente lucida, presente e riflette tutto quello che vi è intorno senza che pensieri o preoccupazioni possano interferire. Si impara così ad essere dei “testimoni”, degli “spettatori distaccati”; il pericolo o la morte non fanno più paura: sono riflessi dallo specchio della mente.
Alcune persone sostengono che il fatto che sia un’Arte Marziale dovrebbe avere come scopo il combattimento. In realtà, invece, il primo fine di ogni arte è interno: un pittore dipinge in primo luogo per se stesso. Poi, se vuole, vende e guadagna, ma non è questa la ragione iniziale, anche se ci sono pittori che dipingono solo per vendere i quadri. Bisogna capire, quindi, se l’Arte Marziale sia qualcosa di fine a se stesso o se sia collegata al raggiungimento di uno scopo funzionale: un approccio molto lontano dall’utilitarismo occidentale, interamente centrato sul raggiungimento di un obiettivo.
Il concetto chiave del Buddismo Chan è “senza scopo e senza profitto”: esso indica l’attitudine necessaria per svolgere un’azione impeccabile. Così nel tiro con l’arco lo scopo per cui si incocca la freccia e si tende l’arco non è quello di fare centro, bensì quello di incoccare la freccia nel modo migliore possibile e di tendere l’arco nel modo migliore possibile. E’ l’eccellenza per l’eccellenza. La perfezione fine a se stessa. L’obiettivo (il bersaglio) è qualcosa che viene da sé, come effetto necessario e non cercato. E’ una conseguenza, non la ragione per cui si svolge l’azione.
L’enfasi sul raggiungimento di un obiettivo, al contrario, svalorizza l’azione e – paradossalmente – la rende anche meno efficace. Ne “Lo zen e il tiro con l’arco” il Maestro spiega all’allievo che non riuscirà a far centro finché il suo spirito sarà “là sul bersaglio” e non “lì” dove lui si trova adesso e dove deve agire. Difficile da capire per gli occidentali abituati a giudicare un’azione dai risultati che ottiene. Per molti un combattimento si traduce in “vincere” o “perdere”, mentre lo scopo dell’Arte Marziale in quanto Arte è “combattere in modo impeccabile”, così come lo scopo di un pittore è creare un quadro che traduca su tela la sua ispirazione. Vincere (o vendere il quadro) sono – potremmo dire – effetti collaterali, che si realizzano tanto più quanto meno li si cerca.
Quante volte di un pittore si dice che “è diventato commerciale”, per intendere che la qualità è scaduta proprio perché si è focalizzato sull’obiettivo (il mercato), anziché sul processo fine a se stesso. Da questo punto di vista, dunque, l’Arte Marziale, come ogni Arte, è un mezzo per rendersi eccellenti e per esprimere la propria eccellenza. L’Arte Marziale, rispetto ad altre Arti, ha qualcosa in più, che la rende particolarmente idonea a un percorso di tipo interiore: un lavoro di auto-perfezionamento e di auto-trascendenza che deve vedersela con la paura, il potere, il dolore, l’attaccamento, l’impermanenza e la morte. Quale strumento può essere più idoneo di un’Arte Marziale?

lunedì 16 novembre 2015

Il nostro più grande nemico siamo noi stessi

Uno dei motti più importanti che si sente nelle arti marziali è il seguente: Il tuo più grande nemico sei tu stesso.
Noi stessi siamo il nostro più grande nemico, il nostro ego ci evita di essere obbiettivi su noi stessi e il perfezionamento delle tecniche risulta una meta alquanto difficile da raggiungere, ed ecco che l'aiuto dall'esterno ci risulta fondamentale per far si che ci possiamo completare, per poterci completare dobbiamo prendere piena coscienza di noi attraverso il controllo della nostra mente.

Possiamo indirizzare la nostra mente verso un obbiettivo, però ottenere ciò che vogliamo non è sempre semplice, faccio un esempio pratico: Ci siamo prefissati come obbiettivo studiare per il giorno dopo, però in quel momento decidiamo di dare una occhiata veloce alla televisione prima di cominciare a studiare, accendendo la televisione troviamo quel telefilm che ci piace tanto e guardiamo l'episodio che ci interessa, la nostra attenzione si è spostata dal nostro obbiettivo, abbiamo perso tempo e non siamo riusciti ad ottenere ciò che volevamo.
Dei pensieri vagabondi hanno attirato la nostra attenzione e siamo stati trascinati da qualcosa che  non ci interessava, abbiamo messo la nostra precedente meta nel dimenticatoio e ci siamo creati un nuovo obbiettivo, però la parola scegliere non è opportuna in questo caso, in quanto siamo stati attirati da qualcosa di nuovo che ci attirava di più.
Tutto questo significa che non abbiamo il pieno controllo della nostra mente, la prima distrazione ci induce a seguire altro.

Allora per raggiungere appieno il nostro obbiettivo ci dobbiamo concentrare, ma questo non deve essere un esercizio saltuario, dobbiamo allenare la nostra concentrazione quotidianamente e ci dobbiamo concentrare verso l'interno.
Se ci concentriamo verso l'esterno può succedere che qualcos'altro ci fa cambiare interesse ma se manteniamo costantemente la nostra attenzione dentro di noi sarà più difficile che saremo attirati da qualcos'altro.
Quando sapremmo condurre la mente dove vogliamo noi avremmo raggiunto il nostro traguardo e non ci dovremo più sforzare a non farci più influenzare da cause esterne, poiché tutto questo diventa un processo naturale dentro di noi.
Così facendo avremo lavorato su di noi e può succedere che una persona arrogante cambia, diventa umile e più riflessiva, così facendo cercheremo sempre l'errore e i miglioramenti saranno sempre costanti e in questa perfezione continua di noi stessi avremmo assottigliato il nostro ego, quel nemico da grande che era si è trasformato ed è diventato piccolo e noi avremo più spazio per noi stessi.

domenica 8 novembre 2015

Gli air drill esercizi di riscaldamento



Il riscaldamento è una fase molto importante dell'allenamento, infatti in questo momento prepariamo il corpo per l'attività che dovremmo affrontare, così facendo evitiamo di incorrere in infortuni spiacevoli e il corpo riscaldato reagisce meglio rispetto a quando è freddo.
Uno degli esercizi più belli è rappresentato dagli Air Drill, qui sotto riporto alcuni video per far capire di cosa parlo:

DIFESA DA PUGNO DIRETTO E UTILIZZO DEL GIOCO DI GAMBE

 DIFESA DA GANCIO E GIOCO DI GAMBE
  
 

 UN ALTRA DIFESA DA GANCIO O DIRETTO CROSSATO E GIOCO DI GAMBE

 

DIFESA DAL MONTANTE E GIOCO DI GAMBE

 

Negli air drill come si nota alleniamo talune difese e ci abbiniamo dei passi, tutto a ciò al fine di prendere una buona posizione nel combattimento, però non ci limitiamo solo a questo, infatti grazie a questo possiamo sviluppare anche altre capacità come cordinazione, equilibrio, velocità, resistenza   e allenamento del peso.
Ebbene si anche con un semplice air drill possiamo allenare il peso questo perchè nel percorso didattico dell'hkb tutti gli esercizi hanno come scopo sviluppare questa abilità.
Ecco questo rappresenta una parte del riscaldamento che faccio con i miei compagni di allenamento, col passare del tempo si capisce l'importanza di questo esercizio, si correggono degli errori che prima non erano chiari, lo specchio è un utile strumento perchè questo è uno dei pochi modi per vederci dall'esterno verso l'interno.
Ci osserviamo allo specchio e possiamo lavorare su noi stessi, cosa molto importante per il nostro kung fu. 

domenica 1 novembre 2015

Prendere l'angolo giusto nel combattimento

In ogni tipo di scontro le persone si mettono le une di fronte alle altre e da questo momento comincia uno scambio di colpi, colui che ha ricevuto più danni si accascia al suolo stremato e si arrende.
Questa situazione capita nella maggior parte dei casi, colui che è più forte vince sul meno preparato.
Dover scambiare colpi su colpi con una persona più forte non è da sottovalutare ma ciò non significa che non possiamo fare niente, andiamo ad analizzare bene la situazione.

Prendiamo due persone con corporatura diversa: abbiamo una persona A alta robusta e con muscoli ben sviluppati e una persona B più bassa e gracile.
In uno scontro normale succederà che i due si scambieranno colpi su colpi, però c'è una differenza sostanziale, se la persona B riesce a dare un pugno a pieno petto alla persona A il colpo molto probabilmente non avrà effetto questo perché la persona B riesce a sviluppare un impatto meno intenso e poi anche perché il petto è una delle parti più protette del corpo umano e quindi se ci mettiamo anche uno strato spesso di muscoli il colpo non recherà grossi danni, se invece capita il contrario troveremo la persona più gracile a tappeto.
Da ciò ne consegue che non possiamo competere con una persona più forte sul suo stesso piano, non possiamo contrapporre la sua forza bruta con altra forza bruta perché chi è più forte vince, non dobbiamo lasciare tutto questo al caso dobbiamo usare la testa in maniera intelligente.


Sfruttare il proprio gioco di gambe ci aiuterà nello scontro, infatti tutto ciò già viene usato nel pugilato, con colpi veloci e precisi l'avversario viene stancato e tutto ciò si può ottenere grazie a un buon gioco di gambe.
Però non è stata trovata la soluzione del problema perché è vero che potremo colpire l'avversario ripetutamente affinché non cada stremato a terra, ma è pure vero che se ci prende a pieno possiamo essere noi a cadere a terra e non rialzarci più, in questa lotta contro il tempo non possiamo sbagliare niente.
Allora dobbiamo un po' modificare la strategia, il gioco di gambe deve essere funzionale all'obbiettivo che vogliamo raggiungere, in questo caso preciso dobbiamo prendere l'angolo giusto, dobbiamo metterci nel più punto più difficile da proteggere per lui e più semplice per noi da attaccare, il suo fianco.
E l'allenamento quotidiano ci aiuterà nel raggiungere questo obbiettivo affinché tutto questo diventi un movimento naturale e istintivo.

lunedì 12 ottobre 2015

L'unicità dell'allenamento e la pratica quotidiana

Con la parola allenamento intendiamo la pratica costante di tecniche e movimenti propri di un sistema di lotta, però bisogna estendere questo concetto a tutto quello che potrebbe concernere la nostra pratica.
Ci si può allenare nella pratica dell'HKB anche quando facciamo altro, ogni arte marziale ha degli elementi che la accomunano ad altre, infatti abbiamo il fiato, la resistenza, la forza, la velocità, la tecnica, ma da sole tutte queste cose potrebbero non bastare.

Ci sono anche altre abilità da perfezionare, ogni giorno si dovrebbe imparare qualcosa di nuovo e quando dico imparare non voglio dire che dobbiamo andare dal maestro e farci spiegare qualcosa di nuovo, anzi dobbiamo imparare da noi stessi, ci basti pensare una tecnica che eseguiamo da parecchio tempo, si è evoluta e quindi è migliore rispetto a prima.
Questo perché?
E' semplice perché grazie alla nostra costanza abbiamo perseguito il nostro obbiettivo, allenare nel tempo quella precisa tecnica e dai nostri sbagli abbiamo ragionato e abbiamo capito dov'era il problema, una volta capito tutto ciò abbiamo cercato di superare i nostri errori grazie a una conoscenza più profonda di noi stessi, abbiamo fatto tesoro della nostra esperienza.
 se tutto ciò lo utilizzassimo anche in altri modi?
Ci sono anche altri Elementi che si possono allenare come la respirazione, la costanza e anche il dolore, ecc..
Voglio soffermarmi su questo ultimo elemento, sul dolore e nello specifico mi riferisco alla capacità di sopportazione del dolore e come tante abilità anche questa può migliorare, possiamo aumentare la nostra sopportazione del dolore.
Questo fa si che possiamo resistere maggiormente ai nostri allenamenti, tanto più resistiamo tanto più i nostri allenamenti potranno essere intensi e quindi i miglioramenti saranno maggiori.
Ecco che la prima ricerca la dobbiamo fare dentro noi e non cercare altro, solo noi possiamo cambiare il nostro destino e la pratica dell'HKB ci aiuterà a comprendere meglio le nostre capacità e sfruttarle al meglio.
Anche se non alleniamo direttamente l'HKB possiamo migliorare usando i precetti del sistema e questo è un modo per vivere il kung fu in ogni attimo della nostra vita.